9-1-1, Ryan Murphy: “Dedico la mia serie tv ai paramedici che salvarono mio figlio”

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Qual è la cosa più pazza accaduta in 9-1-1 questa settimana? La domanda corre
sul web, e con Ryan Murphy al timone di una nuova serie in partenza il 13 febbraio su FoxLife la rete è già zeppa dell’uso lecito/illecito di una parola sola: polemica. Prima il grugno di Larry Kramer sull’adattamento della play The Normal Heart per cui Matt Bomer perse diciotto chili, poi il caso Versace con la famiglia che prende le distanze da American
Crime Storyserie non autorizzata», si legge nel comunicato). Ma lo sceneggiatore di
American Horror Story, Feud e regista di Mangia, Prega, Ama resta attratto dal kitch e
dallo screwball come se fosse al primo Emmy (ne ha vinti tre ed è stato candidato
ventidue volte). 9-1-1 è il suo primo, ampio procedural drama, con Angela Bassett, Peter Krause e Connie Britton tra i protagonisti, e sta a indicare il numero di emergenza americano.

Per la cronaca, tre anni fa una donna telefonava per ordinare una pizza e
salvarsi da un fidanzato violento; oggi, secondo uno studio incrociato di Harvard, Yale e Oxford, le persone digitano quelle cifre meno spesso, dopo i tafferugli tra autorità e afroamericani, sparatorie mortali, taser ultracarichi, e quella frase virale, registrata da una camera a bordo della vettura dell’agente, rivolta a una donna bianca per tranquillizzarla prima dell’arresto: «Si ricordi che ammazziamo solo i neri». Parole di Greg Abbott, poliziotto di Cobb County, nello stato della Georgia, e campione di “sporconegro”. Con un clima così, Murphy mette via musical, horror, revival e prosegue lo Zeitgeist televisivo installando i suoi paramedici nell’ambizioso 9-1-1.

«Pronto, qual è l’emergenza?», domanda Abby Clark (voce fuori campo di Connie Britton) mentre versa del vino bianco nel bicchiere, la mattina. Abby è impegnata nel pronto intervento 24 ore su 24; mobilita il Los Angeles Police Department, ambulanze, vigili del fuoco. Una madre affetta da Alzheimer, relazione al capolinea, un lavoro che non ama.
A Los Angeles, le (vere) voci degli operatori del 911 hanno esattamente il tono di Abby. Danno l’idea che non gliene freghi un tubo dei loro problemi e che alle gare di lavastoviglie preferirebbero salvare il genere umano. Abby se lo chiede, osservando se stessa da fuori: «È tanto strano che mi senta più a mio agio con le emergenze degli estranei rispetto a quelle che mi aspettano a casa?».

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I quaranta minuti dell’episodio pilota passano da situazioni di conflitto interiore a uno schema action-humor congegnato da Murphy e dai collaboratori Brad Falchuk e Tim Minear come ai tempi di Nip/Tuck. In scena entrano anche il vigile del fuoco Bobby (Peter
Krause) e la giovane recluta Buck (Oliver Stark), seguiti da Athena (Bassett) alle prese con un marito uscito quasi allo scoperto circa la propria omosessualità. Il matrimonio chiamate d’emergenza & disgrazie alla Dick Wolf, E.R. o Chicago Med, comprende: rapine a mano armata, un neonato nello scarico e il collo di una donna stretto da uno dei suoi serpenti
giganti.

«Quando dieci anni fa Fox mi propose un contratto, i dirigenti domandarono: “Ma tu cosa vorresti vedere in tv? “Io risposi: Glee“», racconta a Ciak Ryan Murphy, che con Glee ha rivoluzionato high school e bullismo sul piccolo schermo. Quando lo incontriamo a Pasadena, California, Rupert Murdoch ha firmato da poco un accordo con Disney, e Murphy commenta: «Negli ultimi mesi mi è venuto un piccolo dubbio: non è che
nel prossimo American Horror Story dovrò dare una parte a Topolino?». Ride. In realtà Murphy comincia a guardarsi intorno e per Netflix creerà una serie sull’implacabile Nurse Ratched, l’infermiera di Qualcuno volò sul nido del cuculo (Netflix ha dichiarato di voler
spendere 8 miliardi di dollari in contenuti streaming e on-demand quest’anno).

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«Una delle ragioni per cui ho scritto 9-1-1 è il rischio», aggiunge. «Se non sento lo swing, non ballo. Continuerò a cambiare l’industria trasformandola nel mondo che voglio abitare. Quando gli studenti di cinema mi chiedono consigli, io rispondo: “La prima regola è non preoccuparsi del risultato. Se fallite, fallite. Amen. Non abbandonate mai lo stato d’agitazione né la paura. È ciò che guida un artista”». Murphy ha ideato 9-1-1 traendo ispirazione da un fattaccio capitato al figlio due anni fa: «Il mio amato Ford aveva sì e no undici mesi e, nel cuore della notte, ha smesso di respirare. Io e mio marito abbiamo chiamato subito il 911, eravamo nel panico, abbiamo fatto la rianimazione cardiopolmonare, ma nulla. I soccorsi si sono presentati all’istante, saranno state le due del
mattino. Erano incredibilmente calmi e lo hanno riportato in vita». Mentre il marito, il fotografo David Miller, si è recato in ospedale, Murphy è rimasto in ambulanza con il personale paramedico. «Se non fossero intervenuti, a mio figlio non sarebbe stato diagnosticato un blocco alla trachea. Lo avremmo perso. La mia serie sui paramedici la
dedico ai salvatori di Ford.»

FILIPPO BRUNAMONTI