Usa, 2018 Regia Clint Eastwood Interpreti Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Spencer Stone, Jenna Fischer, Judy Greer, Ray Corasani, Shaaheen Karabi, William Jennings, Thomas Lennon Distribuzione Warner Bros Durata 1h e 34′

Al cinema dall’8 febbraio 2018

LA STORIA – Discoli cristianissimi ma con la passione delle armi, anzi, come dice uno di loro “ho sempre desiderato andare in guerra a salvare vite”. Ebbene questi tre superomogeneizzati ragazzi dell’America qualunque, Spencer Stone, Alek Skarlatos, Anthony Sadler cresciuti nella californiana Sacramento, sventeranno addirittura un attentato terrorista, il 21 agosto 2015 su un treno che da Amsterdam sta andando verso Parigi. Questa è la loro vera storia, da loro stessi interpretata.

L’OPINIONE – Un best seller (in Italia lo edita la Rizzoli), un totem del cinema che si innamora della storia e ne fa un ulteriore capitolo della sua lunga filmografia dedicata alla difficoltà di essere eroi nel mondo contemporaneo. Il cinema di Clint Eastwood, “civilizzatosi” negli anni (ma quanto abbiamo amato i selvaggi Brivido nella notte e Il texano dagli occhi di ghiaccio!), ha comunque fatto sempre della demistificazione/ricostruzione del mito dell’eroe uno dei suoi interessi artistici personali (e anche gli ultimi titoli lo confermano: American Sniper, Sully) e ha sempre messo la sua regia essenziale, veloce e poco ridondante al servizio di sceneggiature che indugiavano spesso e volentieri sulle ambiguità della Storia e dei caratteri.

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Qui il film parte veloce, quasi non curandosi di allacciare tra loro le sequenze, è una sceneggiatura che non ricompatta, anzi abbandona i personaggi di contorno senza problemi. Tutto si concentra su Stone, Skarlatos e Sadler, sulla ricostruzione di quello che hanno fatto e inquadrature, musica e montaggio si incaricano di addomesticare e attutire le loro evidenti scarse attitudini alla recitazione (quando va bene sono spontanei, quando va male francamente appena decorativi); al contrario le mamme di Spencer e Alek sono interpretate da due professioniste, Judy Greer e Jenna Fischer, capaci di reggere anche i dialoghi e i momenti più carichi di emozione nei non tanti momenti in cui sono impegnate. Nel complesso la suspence è scarsa, nonostante il refrain nei dialoghi ripetuto: “sento che la vita mi sta catapultando verso qualcosa” come dice Stone, il più protagonista dei tre.

La prima parte, in simil American Comedy, incuriosisce anche per la cura antropologica dello sguardo di Clint sul “sano” (per lui) ventre della nazione; la seconda, un tour per l’Europa, è effettivamente troppo turistica; la terza, l’action sul treno è magistralmente realistica e senza effettacci od orpelli, con una strage evitata per un gesto eroico ma sopratutto per la casualità del Fato (e il terrorista non parla mai, ha solo la faccia stravolta dal fanatismo). Non è certamente tra le migliori opere di Eastwood, non innesca particolari curiosità, ma se non altro almeno ha evitato di premere il pedale sul nazionalismo e sull’americanismo come si paventava (anzi, c’è cosmopolitismo di approccio e la modestia dei tre provoca simpatia).

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