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19/04/2017

Baby Boss

Baby Boss

The Boss Baby Usa, 2017 Regia Tom McGrath Distribuzione Fox Durata 1h e 37’

Al cinema dal 20 aprile 2017

IL FATTO – “Ti piacerebbe avere un fratellino?” “No grazie, basto da solo”. Così l’allegro e fantasioso Tim, sette anni, pensa di aver risolto la questione. Errore! Perché quel che arriva in casa non è il pacioccoso fantolino che sembra, ma un cinico manager, capace di simulare e ricattare (“non vuoi sapere da dove vengono i bambini?”) inviato sulla Terra per scoprire come mai i neonati diminuiscono, scalzati nella hit parade degli affetti dai cuccioli della super azienda Puppyco, quella per cui lavorano i due genitori. L’unico però che si è accorto della vera natura del “paciocchino” è proprio Tim, intenzionato a fare qualunque cosa per disfarsi dell’incomodo neo-parente.

L’OPINIONE – Gli infanti che ragionano come gli adulti quando questi non sono presenti, la gelosia del primogenito per il nuovo arrivato, citazioni (Indiana Jones, Il Signore degli Anelli – versione però animata da Ralph Bakshi) e riprese ardite mozzafiato magari dal punto di vista rasoterra del mondo dell’infanzia (con la biciclettina). Tutto già visto e previsto dunque? Un po’ sì, ma c’è un gran senso del ritmo e le gag (molte destinate agli adulti ovviamente) sono raffinate, a volte da gran commedia screwball del tempo che fu.

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Per cui si sorride e si ride spessissimo, tenendo ben serrata in tasca la sensazione del déja vu, con le smorfie esilaranti e i cambi di espressione di Baby Boss (che in originale ha la voce di Alec Baldwin – in Italia lo doppia Massimo Rossi, mentre l’io narrante è Tobey Maguire!), i suoi coetanei di servizio (tra cui un travolgente piccolo Maciste che quando sgambetta all’inseguimento mormora “cori-cori-cori-cori”), un gruppo di sosia di Elvis alla volta di Las Vegas che modulano la voce come quando “lui” cantava Love Me Tender. Insomma, diabolicamente, il cartoon diretto da Tom McGrath (che è quello di Madagascar e Megamind, non propriamente un parvenu del settore quindi) e tratto da un libro di Marla Frazee, funziona e possiede pure l’astuzia di rimandare sempre alle dinamiche psicologiche delle situazioni reali, per l’identificazione più ottimale (e ruffiana). Produce Dreamworks con un budget stimato di 125 milioni di dollari, già recuperati ampiamente.

Massimo Lastrucci

Produzione riservata
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