Benedict Cumberbatch è Patrick Melrose, antieroe tossico ed eccentrico che vi conquisterà

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Patrick Melrose

Un ricco rampollo dell’aristocrazia britannica trascorre le sue giornate tra alcool e droghe. Il suo scopo è stordirsi per non affrontare i traumi del passato. Raccontata così, Patrick Melrose sembra una miniserie con un concept banale, perfetta per affrontare il tedio
estivo. Invece lo show con protagonista Benedict Cumberbatch, qui in stato di grazia, ha tutta la forza per entrare nell’immaginario collettivo. Il merito è dell’ottima interpretazione dell’attore britannico, uno dei migliori della sua generazione, capace di dare corpo, e
soprattutto anima, a un uomo senza pace.

Patrick Melrose

Un funambolo dell’esistenza, tossico ed egocentrico, costretto a una lotta impari contro il fantasma del padre da poco scomparso. Nel corso dei cinque episodi però il focus della
narrazione si amplia e scopriamo i segreti oscuri della disfunzionale famiglia Melrose, con il piccolo Patrick in balìa della madre Eleanor, una Jennifer Jason Leigh perennemente
annebbiata da pasticche e vino rosso, e del padre David, un perverso e mefistofelico Hugo Weaving da antologia. Ispirato liberamente al ciclo di romanzi autobiografici nati dalla penna dell’acclamato Edward St Aubyn e adattato per la Tv da David Nicholls, Patrick Melrose racconta con il cinismo di Oscar Wilde e la freddezza di Truman Capote l’infelicità del protagonista e i suoi mille tormenti. Eccentrico, sopra le righe, a tratti anche buffo, Patrick è un antieroe disperato e profondamente umano, intrappolato in una vita che lo
ha reso sempre infelice. E la regia di Edward Berger ci guida nel suo claustrofobico mondo, tra suite d’albergo esclusive, da distruggere durante imprevedibili deliri psicotici, e la
sontuosa villa in Provenza della sua infanzia, inondata di una potentissima luce che annienta il cuore di un bambino sottoposto a indicibili abusi fisici e psicologici.

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Patrick Melrose

Ma Patrick Melrose è anche un impietoso ritratto della upper class inglese che chiude simbolicamente il cerchio aperto da Downton Abbey. Tra stanchi rituali e inutili etichette,
assistiamo all’inesorabile decadenza di una società vuota e senza futuro, che prolunga la sua agonia di giorno in giorno perché, per dirla con Samuel Beckett, «il sole splendeva, non avendo altra alternativa, sul niente di nuovo».