Non chiamatelo maestro, per carità. E aspettatevi un’alzata di spalle quando parlate di lui come uno dei grandi geni dell’animazione mondiale. «Ho solo avuto la fortuna di fare delle cose quando non le faceva nessuno», si schermisce lui. E dici poco! A 80 anni suonati, Bruno Bozzetto continua a raccogliere premi – come quello alla carriera ricevuto a Cartoons on the Bay in chiusura del festival diretto da Roberto Genovese – e ad essere un punto di riferimento imprescindibile per chi in Italia vuole lavorare nel mondo dell’animazione.

Il suo personaggio più celebre, il Signor Rossi, protagonista di sette cortometraggi, tre film e una serie tv, nacque nel 1960, quando Bozzetto, deluso dalla mancata selezione di un suo lavoro al Gran Premio Bergamo Internazionale del Film d’Arte e sull’Arte, decise di prendersi una rivincita trasformando l’allora direttore Nino Zucchelli nel buffo omino vestito di rosso, divenuto la perfetta sintesi di vizi e virtù dell’italiano medio. Tornerà il Signor Rossi per raccontare l’italiano di oggi? «Ci stiamo pensando – dice Bozzetto – mi piacerebbe mantenere le caratteristiche tipiche del personaggio rendendolo però più attuale e adatto ai bambini».

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Pensare che Bruno Bozzetto avrebbe voluto essere un regista di film live action, e infatti nel 1987 ne ha diretto uno, Sotto il ristorante cinese. «Ho capito però che sarebbe stato troppo complicato e che con il disegno avrei potuto ugualmente mostrare il mio punto di vista sul mondo. A vent’anni, quando in Italia esistevano solo Disney e Hanna&Barbera, ho scoperto all’estero un mondo sconosciuto: la scuola canadese, la Zagreb Film, l’animazione cecoslovacca, che parlavano a tutti, non solo ai bambini, con i disegni. Norman McLaren che dimostrava la potenza dell’animazione con sole due righe, è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Ho scoperto che l’animazione non sta nell’immagine, ma in ciò che si trova tra un’immagine e l’altra. Il cinema però è stato importante, ci sono cresciuto. Sono sempre stato affascinato dal montaggio, attraverso cui si possono fare tanti film diversi. Quello che conta è sempre la storia, il disegno è solo un mezzo, e il mezzo può cambiare».

La pubblicità ha avuto un ruolo importante nella carriera di Bozzetto. «Senza gli spot e le sigle televisive, che andavano in onda per mesi, non avremmo mai potuto realizzare i film. Il passaggio al lungometraggio è stato traumatico, ne abbiamo realizzati tre con sole sei persone, inventando giorno per giorno. Quello è stato un periodo magico e irripetibile».

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Tanto irripetibile che il sequel di Vip, mio fratello super uomo, che Bozzetto avrebbe voluto realizzare, non ha trovato finanziamenti in Italia. E così la sceneggiatura del film è diventata una graphic novel che in Italia dovrebbe uscire a giugno.

Sul futuro degli animatori, Bruno Bozzetto è piuttosto ottimista. «Vedo tanti giovani artisti con passione e talento, ma è necessario trovare per loro una certa continuità lavorativa, perché se non è difficile formare dei bravi animatori, è quasi impossibile trattenerli in Italia».