Recensioni
29/06/2017

“Codice criminale”: la rivolta di Fassbender contro il padre criminale

“Codice criminale”: la rivolta di Fassbender contro il padre criminale

Gran Bretagna, 2016 Regia Adam Smith Interpreti Michael Fassbender, Brendan Gleeson, Sean Harris, Rory Kinnear, Lyndsey Marshal, George Smith, Kingsley Ben-Adir Distribuzione Videa Durata 1h e 29’

 

Al cinema dal 28 giugno 2017

IL FATTO – Cani contro gatti. Così il temibile “capotribù” Colby Cutler spiega il mondo al suo clan, asserragliato tra le roulottes nel Glouchestershire. Rapine, furti, disprezzo della legge nel nome di un’altra (la sua), vandalismo, ribellismo ad oltranza, un modo di vita che presuppone lo scontro con la polizia, sempre e comunque, e noncurante disprezzo verso la comunità locale, anche la più benintenzionata. Senonché il figlio Chad, da qualche anno marito e padre, vorrebbe sottrarsi a questa logica e a questa tirannia. Ma come fare?

L’OPINIONE – Conflitto edipico in salsa nomade. Ovvero uno schema non insolito (figlio contro padre) applicato in un contesto, quello dei nomadi anglosassoni (anche se loro non vengono mai definiti come tali) che soggiace ad altre logiche ed è disposto ad eccessi poco urbani e sociali (per come li intendiamo noi). Ovvio che il vantaggio del cineasta Adam Smith, al suo primo lungometraggio dopo gavetta tra tv, short e documentari (sui Chemichal Brothers che si sdebitano qui donando alcuni bei pezzi per la colonna sonora) è quello di avere due attoroni (meglio: un attorone e una star che incidentalmente sa anche recitare) a disposizione da mettere l’un contro l’altro a contatto. Ed è la cosa che funziona, con Brendan Gleeson che torvo e troneggiante gioca a dire che “la terra è piatta” e gestisce familiari, randagi e schizofrenici come dei sudditi, e Michael Fassbender, fuoco di rabbia compressa (guida come un pazzo acrobata e questa caratteristica lo pone subito in cima alla lista di ogni malefatta con inseguimento), titubante nei confronti dell’attacco estremo al padre, spronato dalla moglie (Lindsey Marshal, Hereafter).

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Il resto è tipico folklore da cinema drammatico proletario made in England, aggressivo, vitalista, che sottolinea le volgarità e le follie di una comunità quasi freak solo per poterle difendere in una visione più comprensiva (“pur se non son gigli, son pur sempre figli di chi è nato in questo mondo” canterebbe De André). Curate le scene degli inseguimenti, imbarazzante l’edificante finale con morale e poesia.

Produzione riservata