Doppio amore, il thriller di Ozon tra erotismo e psicanalisi

Francia, 2017 Regia François Ozon Interpreti Jacqueline Bisset, Marine Vacth, Jérémie Renier, Myriam Boyer, Dominique Reymond, Jean-Édouard Bodziak, Jean-Paul Muel Distribuzione Academy Two Durata 1h e 50′

Al cinema dal 19 aprile 2018

LA STORIA – Per guarire dai suoi continui mal di ventre (“la pancia è il secondo cervello”), la problematica 25enne Chloe si rivolge allo psichiatra Paul, di cui si innamora. Sembra essersi ristabilita, ha anche trovato un buon lavoro in un museo, va a convivere con l’amante (che sembra non sopportare il suo gatto Milo), ma la sua mente non è ancora serena: in effetti il suo Paul sembra avere molti segreti, a partire da un cambio di identità e poi con la improvvisa comparsa di un odiato fratello gemello, Louis, che fa la sua stessa professione ma decisamente di carattere opposto.

L’OPINIONE – Da un romanzo breve della grandissima Joyce Carol Oates (Live of the Twins, pubblicato in Inghilterra con lo pseudonimo di Rosamond Smith), che ha già donato al grande schermo 20 storie/soggetti, tra cui Foxfire e Vendetta: una storia d’amore, ecco un torbido thriller in cui si intrecciano erotismo e psicanalisi, sogno e realtà, insomma materia che sarebbe tanto piaciuta a Brian De Palma. E anche evidentemente a François Ozon che in Doppio amore ha adattato il soggetto alle sue corde sempre tese dentro gli universi del desiderio, meglio se malato (Amanti criminali, Gocce d’acqua su pietre roventi, Sotto la sabbia, 8 done e un mistero, Il rifugio, Potiche, Frantz).

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Già l’andamento da ritmo quasi subacqueo di tante riprese dovrebbe squilibrare la nostra razionalità, così come l’alternanza tra visioni improvvise e spaventose, scene esplicitamente erotiche, accostamenti simbolici (il sesso femminile che diventa un occhio, una scala che inquadrata sembra essere un vortice dentro l’abisso). Alla fine ovviamente tutto si spiegherà (proprio come fossimo in un film del De Palma classico e scientifico), anche la nevrosi inquieta di Chloe (“da piccola volevo fare l’attrice, volevo incantare, sedurre le persone intorno a me, soprattutto gli adulti…facevo finta di avere una gemella”).

Doppio amore: il commento del direttore Piera Detassis

Piuttosto interessanti i due giovani protagonisti, Marine Vacht (Giovane e bella, sempre diretta da Ozon) e Jérémie Renier (In Bruges, Il patto dei lupi) in doppio ruolo, mentre Jacqueline Bisset appare di rincalzo come una grandissima lady dello schermo, poche scene ma notevoli. Semmai il difetto di questo divertissement di Ozon è il continuo sapore di già visto e previsto (si potrebbe aprire una gara a quali film ci ricorda di più), nonostante l’eleganza quasi algida delle messe in scena (come quelle ad esempio ambientate nel museo o negli appartamenti degli psichiatri). Il film è passato a Cannes lo scorso anno senza raccogliere particolari entusiasmi, ma rivisto con più calma e al confronto col resto delle proposte stagionali in sala, riacquista qualche merito.