Al teatro Nazionale di Milano in scena Flashdance il musical, in una versione molto fedele al film cult di Adrian Lyne

«Avevo le gambe… in dentro, ma volevo fare la ballerina. Tutti mi dicevano: impossibile. E invece ci sono riuscita». Così racconta di sé, orgogliosamente, Valeria Belleudi, protagonista di Flashdance il musical, proprio nella parte che nel film è stata di Jennifer Beals. A ribadire che i sogni si realizzano non solo al cinema dove la saldatrice Alex riesce a entrare nella prestigiosa accademia di ballo di Pittsburgh, riscattandosi da un passato difficile. Lo spettacolo è in cartellone al Nazionale di Milano fino al 31 dicembre in un nuovo allestimento teatrale, completamente inedito, andato in scena solo in Inghilterra (questa estate) e Chiara Noschese, oltre a esserne la regista, ha curato adattamento, liriche e testo.

Valentina Belleudi

Molto più vicina al film delle versioni in musical precedenti, questa mantiene le hit più famose (What a Feeling, che, interpretata da Irene Cara, vinse l’Oscar come miglior canzone, Maniac, Gloria, Manhunt, I Love Rock’n Roll) in lingua inglese, mentre le canzoni “di racconto” sono tutte in italiano. C’è un piccolo cambiamento rispetto al cult di Adrian Lyne (uscito nell’aprile 1983 incassò quasi 200 milioni di dollari): il protagonista maschile, Nick (interpretato da Lorenzo Tognocchi), è il figlio del padrone della fabbrica dove lavora Alex, mentre nel film era lo stesso proprietario (Michael Nouri) che si innamorava dell’operaia-ballerina.

«Flashdance», sottolinea la regista, «è il racconto di un sogno, quello che può cambiare la vita ma che fa anche paura; la paura di non essere all’altezza, di sentirsi soli nel cammino per conquistare quello che sentiamo di meritare. Non credo rappresenti un’epoca, gli anni Ottanta, perché i temi della storia sono universali e senza tempo; Alex è una ragazza 2.0, un’eroina moderna, è una di noi, e io, che mi sento ancora una “ragazza” di questo millennio, ho provato a raccontarne un’altra….». Un’ultima cosa: Jennifer Beals ebbe bisogno di quattro controfigure nel film (per le scene di ballo), Valeria Belleudi affronta quella che viene definita «la tripla minaccia» (canto, ballo e recitazione) da sola. Bene, nonostante la grande fatica.

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