Gina Lollobrigida ai primi di febbraio è volata a Los Angeles per assistere di persona al riconoscimento che Hollywood le ha voluto riservare, ovvero la “stella” sulla Walk of Fame, “la passeggiata delle celebrità”. Anche noi di “Bizarro Movies” vogliamo rendere omaggio alla super diva, ricordando insieme al nostro gruppo di fedelissimi Catecumeni Yeeeuuuch alcuni titoli interpretati dalla Lollo, in cui tracce di “bizarro” hanno colorato di toni maliziosi ed eccentrici le pellicole.

Iniziamo con Salomone e la regina di Saba (King Vidor, 1959) in cui Gina è la seducentissima regina del titolo, incarnazione simbolica di tutte le sovrane dei “pepla” con occhi sapientemente bistrati e combinazioni “mutandine-reggiseno” placcate in oro. Il film nonostante il grande successo di pubblico non raccolse che critiche negative e nel 1978 è stato inserito nella lista dei 50 peggiori film di sempre nel libro “The Fifty Worst Films of All Time”. Molto interessante è poi Va nuda per il mondo (Ranald Mac Dougall, 1961) che invece secondo il critico Morandini sarebbe un “melodramma insulso”, ove Gina nei panni di una “squillo” non va affatto in giro nuda, ma “carica di costosissime pellicce”. Molti forse non sanno che dalla sceneggiatura di questo film fu poi tratto il remake Pretty Woman con Julia Roberts e Richard Gere. E che dire poi di Strani compagni di letto (Melvin Frank, 1965)? Qui la Lollo è una donna dal temperamento un po’ svalvolato, libera nei costumi e nelle convinzioni, al punto che per colpire l’opinione pubblica a favore della libertà dell’espressione artistica, decide di attraversare il quartiere di Soho a cavallo completamente nuda (ma ricoperta da lunghi capelli nei punti strategici e con scarpe col tacco) come Lady Godiva.

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La morte ha fatto l’uovo (Giulio Questi, 1967) è un “bizarro movie” doc a cominciare dal titolo, che offre a Gina nei panni di una ricca imprenditrice di pollame,  l’opportunità di mostrarsi in lingerie semi-trasparente e calze a rete e di sfidare le convenzioni del cinema “giallo” con tocchi surreali e godardiani.

Stuntman (Marcello Baldi, 1968) vede la diva confrontarsi con un “heist movie” all’italiana (oggetto di “rapina” è una preziosa statuetta della dea Visnù), mentre in E continuavano a fregarsi il milione di dollari (Eugenio Martin, 1971) è una furba truffatrice tra gli ultimi fuochi del “western all’italiana” nel tentativo di abbinare al genere motivi grotteschi.

Peccato mortale (Rovira Beleta, 1974) si presenta come un titolo di rara reperibiltà e si segnala per una scena abbastanza goffa in cui il giovane Renaud Verley abbraccia languidamente Gina su una spiaggia di Ibiza. Coraggioso e spiazzante il “cameo” che la diva regala poi a Ezio Greggio nel finale del suo “scult-movie” Box office – Il film dei film (E. Greggio, 2011).

Infine menzione speciale per La romana il film televisivo diretto da Giuseppe Patroni Griffi nel 1988 in cui la Lollo offre generosamente a Francesca Dellera il ruolo che già fu suo nel capolavoro omonimo diretto da Luigi Zampa nel 1954 e vestendo qui i panni della madre: il rapporto conflittuale tra madre e figlia si spostò anche tra le due attrici, esponenti di un divismo antitetico e generazionale.

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L’ultima parola è per Lei: “Ai miei tempi sì che si faceva il cinema, quello con la “A” maiuscola!”

Holy Socks, forse con la “C”?..