Donne, uomini, Girl e lupi

Stamattina tutte insieme, di ogni movimento e ogni sorellanza, alla manifestazione patrocinata dal Festival di Cannes e titolata 50.50-20.20, che significa entro il 2020 parità di diritti, salario e presenze in giurie, festival, e enti dirigenziali delle donne. Per l’Italia e per Dissenso Comune sul palco Jasmine Trinca e la produttrice Ginevra Elkann.
La parola “rivoluzione” echeggiava ovunque, il momento pare molto caldo e unitario, ogni paese ha le sue leggi e le sue richieste di legge, la direttrice generale di Cannes lancia un appello ai direttori di tutti i festival del mondo perché cancellino il gender gap entro il loro mandato. Bene, siamo d’accordo. Salvo qualche doccia fredda.
Le attrici unite per #MeToo e l’iniziativa 50.50-20.20 sul red carpet
Non basta infatti essere donna, e avere un posto garantito, per fare un bel film. Lo ha dimostrato senza appello il bruttissimo e persino un po’ immorale (dal punto di vista stilistico) Les Filles du soleil di Eva Husson, di cui si è già straparlato. Un fumettone che ha fatto sobbalzare tutti con la frase finale da sceneggiato: “Siamo tutte eroine”.
Però essere donne talvolta giova: ad esempio nel caso di Alice Rohrwacher, la cui fiaba Lazzaro felice sull’odore della bontà, ormai così raro, di fronte a cui si fermano i lupi come davanti ai santi, è un gioiello strambo, con due magnifiche donne senza tempo, Nicoletta Braschi e Alba Rohrwacher, uno di quelli che solo l’anima femminile può davvero contemplare. Eppure cerchiamo di non essere sorde e cieche.
Finora il più bel film sulla femminilità complessa si chiama Girl, è diretto da un uomo, Lukas Dhont, e racconta il fragile percorso di mutazione di una adolescente nata in corpo di maschio. Non manca il frisson finale, una bomba di potenza narrativa e freschezza. Anche gli uomini, quando camminano sul filo della diversity possono essere dalla nostra parte. Non senza un certo dolore.
Il regista e i protagonisti di Girl
Scrivono i giornali di qui che la competizione ufficiale va fra alti e bassi mentre brillano le sezioni collaterali. In effetti Girl è alla Quinzaine des réalisateurs come il potente film docu con animazione Samouni Road firmato da Savona e da Stefano Massi che graffia i suoi disegni al carboncino dando respiro alla storia della famiglia travolta dalla guerra nella striscia di Gaza. La matita di Massi racconta i lupi veri, i demoni della guerra nell’animo aperto dei bambini, senza sfruculiare e senza patinature.
Domani poi attendiamo con ottimismo Euforia di Valeria Golino a Un Certain regard. Per quanto riguarda la competizione ufficiale si consiglia di aspettare, una giornata densa è alle porte con BlacKkKlansman di Spike Lee, The House that Jack Built di Lars von Trier, En guerre di Stephane Brizé e fuori concorso lo spettacolone di Solo: A Star Wars Story.
C’è ancora molto da vedere prima di decidere, come fa il superagente e produttore Dominique Besnehard, “che tutto ormai è troppo routine a Cannes, si rimpiangono le risse alle conferenze stampa, l’attesa delle recensioni, i furori del confronto. E gli scandali come quelli legati ad una mitologica festa di Emir Kusturica dove successe di tutto, botte e denuncia, dopo ettolitri di alcol”.

Tutto è cambiato, cinema, piattaforme e mercato, dunque tutto è cambiato nell’atmosfera generale. Eh sì, anche le feste non sono più le stesse, quella di Emir lasciò segni e ferite, ma anche paradossale “balkan fun”, su una generazione intera, la mia, ma anche le star, quando ci sono, non sono più le stesse. Nessuno sputa più sul giornalista temerario come fece Bruce Willis infastidito dalle domande, nessun fotografo depone la macchina fotografica come fecero in massa i dannati del red carpet contro l’indisponente Isabelle Adjani. Che sia un bene o un male non so deciderlo. Magari è solo la classica nostalgia del veterano. Di sicuro la Adjani, a sessant’anni passati in compagnia di parecchi lifting, continua a raccontarci che deve questa sua smagliante giovinezza “ai succhi di frutta bio pressati a freddo e non frullati”. Una certezza di continuità per tutti noi frullati e basta (quest’anno anche a freddo) dalle giornate cannensi.