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05/09/2017

“mother!”: Mamma Mia!

“mother!”: Mamma Mia!

In una villa malandata nel cuore del nulla, vivono separati da un bel 20 anni di età, giovane moglie (che i pressbook segnalano come Madre, il che già spiega molto del senso simbolico del tutto) e marito scrittore/poeta in panne (indicato semplicemente come Lui). La casa ci appare da subito piuttosto inquietante, ma ad accorgersene sembra essere solo la giovane. Quando poi sopraggiungono degli ospiti non invitati, invadenti e molesti (“Sua moglie? Credevo sua figlia!”), la faccenda prende una piega sempre più caoticamente spaventosa e violenta. Troppi segnali oscuri, macchie di sangue, stanze sotterranee segrete, e quando arriva la gravidanza…

Cominciamo dalle cose belle che pure ci sono in questo “tozzone” magniloquente piuttosto maltrattato in sala qui a Venezia. Darren Aronofsky è un regista che sa girare e sa ambientare le scene con crescendo astuto di gag macabre. Quando il film progressivamente si trasforma in una sorta di “Hollywood Party Dark” (definizione del mio collega Damiano Panattoni) in effetti è tutto un vorticare sopraffino di cinepresa in interno, tra l’abbruttirsi di moltitudini adoranti, un affollarsi claustrofobico di un’umanità folle e distruttiva che accompagna il progressivo martirio della moglie (la interpreta la burrosa Jennifer Lawrence, che è anche la compagna del regista).

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Se il film si limitasse a una coloritura arty e “d’autore” (diciamo così) di un horror movie tipo serie B parleremmo probabilmente di mother! come di un godibile e a tratti truculento divertissement. Purtroppo la mano di Arronofsky sceneggiatore ci va giù pesante, affronta relazioni tra Natura e Civiltà, affogando più di una volta nel simbolismo eccessivo e nel ridicolo. Riferimenti neotestamentari francamente imbarazzanti (Natività, Sacra Famiglia peraltro con Giuseppe infamone, doni dei Re Magi, Eucarestia, eccetera) e uno sproloquio sui diritti cannibaleschi e assoluti della creazione artistica in salsa ecologista (questo lo afferma il regista). Insomma kitch, confusione di intenti e voglia di provocare e predicare. In effetti o ci si diverte (come noi) o ci si irrita (più qualcuno che grida al capolavoro incompreso).

Produzione riservata
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