It Follows

CIAK BIZARRO! IT FOLLOWS

Il film di David Robert Mitchell è un capolavoro o una boiata pazzesca? Perfino il regista-autore più idolatrato dai Catecumeni Yeeeuuuch, ovvero Quentin Tarantino, ha detto la sua

C’è un film uscito anche nelle nostre sale dai primi del mese di luglio che sta creando vivaci discussioni in rete circa il suo valore reale o presunto: si tratta dell’horror-thriller It Follows (2015) diretto da David Robert Mitchell con un occhio rivolto ai primi film di John Carpenter e l’altro alle fotografie di Gregory Crewdson. Perfino il regista-autore più idolatrato dai Catecumeni Yeeeuuuch, ovvero Quentin Tarantino, ha avuto modo di far conoscere la sua opinione al riguardo: «È uno di quei lavori talmente buoni che ti fa arrabbiare perché non è davvero grande fino in fondo: il fatto che non abbia sfruttato tutto il suo potenziale, non solo mi ha deluso, ma mi ha fatto anche un po’ incavolare». Tarantino poi entra nel merito, soffermandosi su alcune incoerenze, ma qui noi, per evitare “effetti-spoiler”, non proseguiamo nel riportare in dettaglio la sua disamina.

Di vero c’è che il film pur partendo da un’idea molto valida non si preoccupa delle contraddizioni che la adombrano, ma adopera il genere horror per raccontare altro che la paura fine a se stessa, ovvero le ansie della gioventù, collegate alla difficoltà di esprimere i sentimenti nella loro nuda chiarezza e di fronteggiare “mostri” che appaiono dal nulla e/o ci sono molto vicini. David R. Mitchell possiede uno stile ricercato (peraltro evidenziatosi già nel suo film di esordio, The Myth of the American Sleepover) e dissemina citazioni colte, da alcuni versi di T.S. Eliot a brani tratti da L’idiota di Dostoevskij; sparge qua e là sequenze rapide con immagini shock e “bizarre”, come quella di una vittima ritrovata sulla spiaggia con la gamba spezzata e la scarpa col tacco ancora al piede, oppure quella del sangue che inonda la piscina, o ancora quella che mostra delle riviste sexy intitolate “PlayPen”, o di una donna anziana seminuda che appare col reggiseno semi-sceso e fa una cosa che non possiamo/vogliamo rivelare).  A completamento del tutto, una colonna sonora molto interessante a base di sonorità elettroniche tipiche degli Eighties, realizzata dal giovane compositore newyorkese Disasterpeace, nome d’arte di Richard Vreeland.

Chiudiamo con due “weirdo curiosità”: i ragazzi guardano in tv il film “scult di serie C” Guerra tra i pianeti/Killers from Space (1954), di William Lee Wilder, fratello del più noto Billy, e ricordato dagli amanti del “Bizarro Yeeeuuuch” per la presenza di alieni in calzamaglia con due occhi simili a uova sode, nonché Voyage to the Planet of the Prehistoric Women (1968) uno “scultissimo” patchwork realizzato con i materiali di un film russo nientepopodimeno che dal sofisticato Peter Bogdanovich con lo pseudonimo di Derek Thomas e sotto l’egida di Roger Corman.

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