ROMAFF11, “THE BIRTH OF A NATION”: IL TEMPO DELLA RIVOLUZIONE

Nate Parker in "The Birth of a Nation"

ROMAFF11, “THE BIRTH OF A NATION”: IL TEMPO DELLA RIVOLUZIONE

Il dramma storico di Nate Parker protagonista alla Festa del Cinema grazie alla vera storia dello schiavo/predicatore Nate Turner e della sua guida alla rivolta, pre-Guerra Civile, contro gli schiavisti del Sud

Questa undicesima edizione della Festa del Cinema è caratterizzata da sfumature politiche che si concretizzano, tra la retrospettiva American Politics e i film in selezione ufficiale, proiezione dopo proiezione.

Ne è un esempio, dopo la presentazione di Snowden, biopic al ritmo di thriller diretto da Oliver Stone, uno dei titoli più attesi della Festa: The Birth of a Nation. Scritto, diretto e prodotto da Nate Parker, qui al suo primo lungometraggio, il film, riprende il titolo della pellicola del 1915 di David W. Griffith, Nascita di una Nazione, per ribaltare prospettiva e significato. Laddove c'era un'esaltazione delle azioni del Ku Klux Klan, Parker porta sul grande schermo la vera storia della rivolta di un gruppo di schiavi guidati da Nat Turner, servo/predicatore che nella Virginia del 1831 anticipò le agitazioni che attraversavano il Paese, tra le cause che portarono allo scoppio della guerra di secessione americana che sancì la fine della schiavitù nel 1865.

Vincitore del Gran Premio della Giuria del Sundance Film Festival 2016, The Birth of a Nation, fa del dualismo, narrativo, morale, psicologico, il motore della storia e delle azioni del suo protagonista. Schiavo istruito, Nat Turner, trova nella Bibbia sia i versi che lo guidano ad un atteggiamento conciliante verso il suo padrone e la sua condizione, sia quelli che scuotono e muovono in lui la rivolta. Questo mutamento è tra gli aspetti più interessanti del film, rispetto a dettagli meno convincenti, grazie alla capacità del regista/interprete di mostrare la nascita in Turner di un sentimento di rivalsa trascinante. Accompagnato da entusiasmo (ma anche dalla risonaza mediatica di una vecchia storia giudiziaria che coinvolse Parker ai tempi dell'Università), il film, dopo l'Oscar di 12 anni schiavo, esce in un momento storico cruciale per gli Stati Uniti. Tra le imminenti elezioni presidenziali e l'acceso dibattito sul razzismo - complice anche la scia di sangue di innocenti afroamericani uccisi dalla polizia – ecco che The Birth of a Nation sembra riassumere il passato e il presente di un Paese che non riesce a dimenticare e, al tempo stesso, cambiare. E così i versi intonati da Nina Simone in "Strange Fruits" risuonano potenti tra le piantagioni di cotone della Contea di Southampton e le strade di Charlotte...

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