Il trono di spade

"IL TRONO DI SPADE 6 - OATHBREAKER": LA RECENSIONE

Resurrezioni. Viaggi nel tempo. Disturbanti sequenze di violenza: gli sceneggiatori della serie non hanno avuto paura di osare nel nuovo episodio dello show

«Chi non muore si rivede», recita il motto ma dalle parti de Il trono di Spade ogni cosa è fuori dagli schermi. Così può capitare che un personaggio dato per morto possa tornare in vita, con enorme sorpresa di chi lo circonda ma anche di milioni di spettatori. Di chi stiamo parlando? Ma di Jon Snow, ovviamente, strappato alla morte da un oscuro rito della sacerdotessa Melisandre. Certo gli sceneggiatori hanno voluto tenere tutti sulle spine fino all'ultimo. All'inizio del terzo episodio dello show, intitolato Oathbreaker, lo schermo è nero. In sottofondo si percepisce solo il suono di un respiro affannato. Qualche interminabile secondo e, finalmente, ecco gli occhi sgranati di Ser Davos sbalordito di fronte alla resurrezione del Lord Comandante.

Nemmeno Jon sembra avere idea di quello che è accaduto: ricorda soltanto di essere stato tradito dai suoi uomini. Un trauma doloroso quanto ricevere svariate pugnalate, verrebbe da dire. Chi invece sperimenta ben altro tipo di sofferenze è il povero Sam, che dopo la fine della scorsa stagione, ritroviamo alle prese con il mal di mare mentre è in viaggio verso la Cittadella con la tenera Gilly: i due sono del tutto ignari di quanto è successo alla Barriera ma, in effetti, chiunque stenterebbe a credere alla realtà. A volte però non conoscere ogni cosa può rivelarsi un vantaggio, come sembra voglia insegnare il Corvo con tre occhi al giovane Bran. Il ragazzo e il suo mentore continuano a muoversi nella Storia usando i loro poteri straordinari. Questa specie di versione, riveduta e corretta, di Marty McFly e Doc si ritrova nel passato per assistere al momento in cui Ned Stark affrontò il leggendario Arthur Dayne per salvare la sorella Lyanna, all'apparenza prigioniera del folle Rhaegar Targaryen nella Torre della Gioia. Lo scontro tra i due cavalieri è diventato memorabile dalle parti di Grande Inverno, ma le cose potrebbero essere andate diversamente rispetto a ciò che è sempre stato raccontato. Dayne infatti è stato sconfitto perché colpito a tradimento. Che questa non sia l'unica bugia di Ned? Lo scopriremo nelle prossime puntate, non prima però di avere constatato che Bran non conosce la regola numero uno per i viaggiatori nel tempo: mai interferire con il passato. Quando il ragazzo ha cercato di comunicare con il padre ha cambiato il corso degli eventi? Servirebbe uno scienziato un po' folle per avere qualche risposta. Di certo però si è capito un dettaglio importante: il piccolo Stark dà sempre il via alle storyline più decisive della serie.

Ad essere invece bloccata in un controverso loop narrativo è Daenerys Targaryen: non importa quanto vada lontano e quali draghi possegga, la poverina finirà sempre per imbattersi nei Dothraki. Un pò come Bill Murray in Ricomincio da capo. È il momento che qualcuno vada in suo soccorso. Ogni riferimento a Ser Jorah non è affatto casuale. Ma non c'è solo Khaleesi nei guai, anche i suoi ex alleati non sono al sicuro: a Meereen il cerchio attorno a Lord Varys e Tyrion si fa sempre più stretto. Se il primo cerca un soluzione attraverso la sua fitta rete di spie, il secondo invece affronta tutto con filosofia: un pò di vino e quattro chiacchere con Verme Grigio e Missandei devono essergli sembrati un buon rimedio. Ognuno gestisce la tensione a modo suo. C'è chi punta sul divertimento e chi usa le ultime risorse a disposizione per non soccombere. Proprio come accade a Cersei e Jaime. La coppia ormai è prigioniera nel suo stesso castello ma tenta il tutto per tutto, sfruttando qualche fidato informatore e le capacità occulte di Qyburn, ormai candidato al ruolo di dottor Frankenstein di Westeros. Forse però ad Approdo del Re dovrebbero concentrarsi di più sull'ingenuo Tommen: l'influenza che Alto Passero ha su di lui potrebbe portare a conseguenze nefaste per chiunque.

Ecco perché bisogna sempre tenere la alta la guardia, proprio come sta imparando Arya, a forza di vessazioni: la ragazza ha riavuto il dono della vista ma la sua trasformazione in una piccola ninja è in piena evoluzione. Chi invece resta sempre uguale a se stesso è Ramsay. Questa settimana non è stato previsto per lui nessun efferato omicidio, ma solo il ritorno di uno Stark sotto le sue grinfie. Lo sfortunato in questione è Rickon, catturato insieme a Osha da Smalljon Umber, nuovo e inquietante alleato di Bolton. Si prevedono torture, mutilazioni e sfibranti pressioni psicologiche. Non se la passano meglio neanche i congiurati di Snow. Certo, si potrebbe obiettare che se la sono cercata. Ed infatti arriva puntuale il castigo: impiccagione sulla pubblica piazza. Per chi ha detestato Olly, il momento è carico di soddisfazione. Tutti gli altri noteranno invece la perversa capacità de Il trono di Spade di generare una standing ovation degli spettatori di fronte alla disturbante sequenza dell'esecuzione di un ragazzino. Chiuso così il cerchio con i proprio aguzzini, Jon è dunque libero di allontanarsi dalla Barriera: un guardiano può fuggirne solo morendo ma il Lord Comandante è riuscito nella mirabile impresa di infrangere una legge di natura e non un giuramento militare. Onore al merito di Snow che ora può crearsi una nuova vita. Un privilegio per pochi.

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