Prova d'orchestra

LA RUBRICA DI WALTER VELTRONI

IL DISPERATO APOLOGO DI FEDERCO FELLINI

L’Italia ferita e sanguinante del rapimento Moro in "Prova d’orchestra" diventa orrore storico e sociale

Non dimenticare la palla d’acciaio, mai dimenticare la possibilità della palla d’acciaio. Prova d’orchestra ci aiuta a non farlo.

Forse questo piccolo lungometraggio per la televisione, poco più di un’ora, è l’unico film politico di Federico Fellini. Lui raccontò che l’idea gli venne dalla lettura di un saggio: Il direttore d’orchestra contenuto in Massa e potere di Elias Canetti (Adelphi editore). La storia è fantastica: un’orchestra affluisce in un antico oratorio per provare una sinfonia. Ma ciò che per loro dovrebbe essere naturale e facile, diventa improvvisamente difficile, impossibile. Litigi trasversali, contestazione dell’autorità del direttore d’orchestra di origine tedesca, confusione sovrana in una babele di linguaggi e di rumori. È un film sul caos, e sui rischi che il caos genera. Sul bisogno di ordine che nasce dall’impossibilità di dominare con la ragione e pulsioni istintive e le degenerazioni egoistiche.

Giorgio Strehler lo definì «un amaro, disperato, inquietante apologo», sul disordine di un ordinamento sociale incapace di generare equilibrio dei ruoli e dei poteri. È stato definito un film sulla ”utopia negativa”, con la sua cacofonia strutturale e la violenza come sottotesto principale. Fellini girò il film dopo il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e dei ragazzi della sua scorta, quando l’Italia era immersa in un inverno permanente e sotto una costante e quotidiana pioggia di sangue. Per questo Prova d’orchestra è per me un visionario, potente e necessario documento per capire o rivivere quel tempo di lupi. Tutto si svolge in un ambiente chiuso, come in L’angelo sterminatore di Buñuel e quell’oratorio diventa così un carcere, un luogo di tensione permanente di costante infelicità. Fino all’arrivo della palla d’acciaio, che riporta silenzio e ordine. Il direttore d’orchestra viene rilegittimato dall’arrivo di una minaccia violenta. Come a ricordarci che sulla paura e il caos si costruiscono le fondamenta dei regimi autoritari, non importa di quale colore.

Film dell’orrore storico e sociale, profezia stesa sul tempo seguente, canto d’amore per il valore dell’armonia e della cultura e dell’arte come unica via d’uscita. Piccolo e bello Prova d’orchestra è un’ulteriore testimonianza della grande bellezza del cinema di un genio, di un clown, di un pittore, di un affabulatore, di un sognatore, di un istrione, di un poeta. Tutto in un uomo solo, in Federico Fellini.

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