Giuseppe Bertolucci

LA RUBRICA DI WALTER VELTRONI

LA PASSIONE CIVILE DI GIUSEPPE BERTOLUCCI

Il regista era un grande uomo di cinema che con "Segreti segreti" ha raccontato il terrorismo italiano

Era un uomo grande. Lo era fisicamente, massiccio e autorevole. Lo era umanamente, uno sguardo intelligente e buono. Ed era un grande uomo di cinema, Giuseppe Bertolucci.

Era un uomo lieve, uno di quelli che era bello incontrare. Aveva il senso della misura, la discrezione, l’eleganza che sono generi in via di estinzione. Il suo cinema aveva il suo tono di voce. Era teso e ispirato, figlio di una idea nobile di cinema. Arte capace di concludersi in se stessa, nella "finita" dimensione del racconto. Ma linguaggio sensibile ad ogni intromissione esterna, aperto ad ogni stimolo originato dal contesto storico, civile, sociale. Il cinema di Giuseppe Bertolucci non era cinema politico ma la politica era dentro il suo cinema. Uomo attraversato dal dubbio e dall’ansia di cercare Giuseppe è rimasto fedele alle ragioni profonde della scelta della sua vita, stare dalla parte della giustizia sociale e dei diritti dei più deboli. Cominciò il suo lavoro di regista con il meraviglioso Berlinguer ti voglio bene e poi proseguì con un film sulla emarginazione, Oggetti smarriti.

Aveva collaborato alla sceneggiatura di Novecento con suo fratello Bernardo e l’indimenticabile Kim Arcalli al quale, nella mia memoria, assomigliava enormemente. Ma il suo capolavoro, per me, è un film del 1984, Segreti segreti. L’anno è importante. Il terrorismo non è ancora sconfitto. Forse Roberto Ruffilli, prima di essere ucciso dalle BR, ha fatto in tempo a vederlo. Faceva fatica, il cinema italiano, a raccontare quello che è stato, per una intera generazione, un incubo. Il Vietnam italiano. Ma mentre gli americani, ad esempio con Ciao America del 1968 o Medium Cool del 1969, affondavano il coltello nella realtà che vivevano, gli italiani nascondevano, ignoravano, annacquavano la testimonianza del terrorismo che in quegli anni mieteva vittime innocenti, rovinava la vita a cambiava la vita quotidiana del paese. Ci aveva provato Gianni Amelio con Colpire al cuore, film generoso e tagliente. Giuseppe Bertolucci organizzò un grande racconto che ruotava tutto attorno al terrorismo, colto come convitato di pietra del vivere quotidiano, come veleno nero che condiziona e stravolge i sentimenti, le relazioni umane e sociali. Bertolucci raccontò il terrorismo come una guerra sorda e invisibile, che lascia macerie nelle vite che tocca, che trasforma in piombo anche la giornata più bella. Il cast era fenomenale, donne intense e attrici incredibili. Lina Sastri su tutti. Con lei una, come sempre, magnifica Lea Massari. E una ragazza con la faccia d’angelo, Giulia Boschi. Che ha smesso troppo presto di recitare. Giuseppe Bertolucci assomigliava al suo cinema. Sono stati belli. Tutti e due.

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