Arrival

"ARRIVAL" IN TRE DOMANDE

Il film di Denis Villeneuve ha convinto tutti perché è un thriller fantascientifico atipico che racconta l’umanità

A sentire i giornalisti che si scambiano opinioni a caldo al di fuori della sala, Arrival di Denis Villeneuve ha convinto tutti. Il film mantiene le promesse e si rivela essere un thriller fantascientifico atipico, un racconto sull’umanità più che sugli extraterrestri. E proprio per presentare Arrival oggi a Venezia sono arrivati anche Jeremy Renner - che sembra volersi emancipare definitivamente dall’Occhio di Falco della Marvel - e Amy Adams, splendida in un elegante abito blu e con i capelli rossi sciolti, lisci e lunghissimi.

Come hanno aderito i due attori al progetto?

Amy Adams: Il copione era semplicemente bellissimo, ne sono rimasta così sorpresa ed emozionata che non potevo crederci. È raro che una sceneggiatura mi lasci sensazioni del genere e ho capito immediatamente che si trattava di qualcosa di speciale. Non avrei mai pensato di prendere parte ad un film di fantascienza, ma c’erano così tante emozioni che entravano in campo che non ho potuto dire di no. Poi ho parlato con Denis (Villeneuve) e gli ho chiesto perché volesse me. Lo faccio sempre, e quando mi dicono che cercano "qualcuno che piaccia al pubblico", rinuncio. Lui invece ha detto che tutte le volte che mi aveva visto recitare era riuscito a capire i miei pensieri, e che per il suo film aveva bisogno proprio di un’attrice capace di comunicare i propri pensieri solo con lo sguardo. Ho detto subito sì.

Jeremy Renner: da parecchio tempo avevo voglia di lavorare su un progetto del tutto nuovo, qualcosa con cui non mi ero mai confrontato e questa era una storia perfetta. In più conoscevo già Denis e sapevo come lavorava. Insomma c’erano solo pro e nessun contro; non c’era motivo per rinunciare.

Denis Villeneuve è il grande assente di questa giornata, impegnato sul set di Blade Runner 2 non ha potuto accompagnare i suoi attori, ma come è stato lavorare con lui?

Amy Adams: posso dire senza ombra di dubbio che lavorare con lui è stata una delle gioie maggiori della mia carriera, almeno fino ad ora. È un regista molto attento e concentrato, ma allo stesso tempo calmo e in controllo di tutto. Io sono una persona super ansiosa, convivo con l’ansia da tutta la mia vita e il suo atteggiamento mi ha davvero aiutato.

Jeremy Renner: Villeneuve è un genio, non c’è molto da dire. È estremamente brillante e ha una grande intelligenza emotiva. In più è super paziente. Sul set ha concesso a tutti di avere libertà, non ha mai imposto l’eccellenza ma ha fatto in modo che la raggiungessimo. Potevamo collaborare, scambiarci idee ma lui era sempre al timone della nave.

Il film si concentra sull’importanza del linguaggio, capace di influenzare il pensiero stesso, ma qual è la parola preferita degli attori?

Amy: per me mamma. Senza dubbio.

Jeremy Renner: non mi piace fare le liste, non ho una parola preferita.

Insistiamo: se dovesse sceglierne una fra tante?

Amore. Va bene se scelgo amore?

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