Valeria Milillo

VALERIA MILILLO: «IN 5 MINUTI VI RACCONTO IL FASCINO IMMORTALE DELLE DIVE DEL PASSATO»

La nostra intervista all'attrice italiana pronta a ritornare alla conduzione di “Firmato Rai Uno..Ricorda”

Bastano cinque minuti per raccontare le più grandi dive hollywoodiane? La risposta è sì. Ce lo conferma Valeria Milillo, cinefila doc e attrice poliedrica inarrestabile sia sul palcoscenico che dietro la macchina da presa, che ritorna a condurre Firmato Rai Uno..Ricorda, il programma ideato da Laura Bortolozzi che in pochissimo tempo fa rivivere le star che hanno fatto la storia del cinema. Appuntamento da domani alle 9,45 del mattino (con due repliche durante la giornata) con i ritratti flash delle indimenticabili Bette Davis, Rita Haywoth, Joan Crawford, Lana Turner e Viviene Leigh.

Ecco cosa ci ha raccontato Valeria Milillo!

Valeria, cosa ci può dire di Firmato Rai Uno..Ricorda e della sua esperienza come conduttrice?

Il programma è nato nel settembre 2013 come corredo di alcuni cult trasmessi da Rai Uno. Nel tempo questa formula, che era interessante perché giocava molto sulla comunicazione e stabiliva un gancio diretto con il pubblico, si è rivelata vincente, coinvolgendo gli spettatori in modo nuovo e originale. Il format è stato riproposto l'anno scorso e, dato il riscontro positivo del pubblico, quest'anno la Rai ha deciso di replicare. Firmato Rai Uno..Ricorda è centrato in questa nuova edizione su cinque attrici del periodo d'oro hollywoodiano: Bette Davis, Rita Haywoth, Joan Crawford, Lana Turner e Viviene Leigh.
Condurre un programma è stata una sfida, è una cosa totalmente diversa dal mio lavoro di attrice. Pian piano ho partecipato alla stesura dei testi fino a che non li ho scritti completamente io. È un arricchimento. Cerco di restituire una forma non tanto descrittiva di queste star quanto emotiva. Ho un approccio di pancia.

Raccontare in pochi minuti personalità così uniche non deve essere facile...

È davvero difficile ma al contempo divertentissimo, bisogna fare una sintesi estrema. Ovviamente parliamo davvero poco dei film. Nel caso di queste donne volevo tirar fuori le loro personalità, le loro vite.

Come si prepara?

Mi preparo guardando un sacco di film e leggendo su di loro il più possibile, dai libri, sopratutto le autobiografie, alle interviste. Diciamo che prima raccolgo tutte le informazioni poi man mano le sfoltisco fino ad arrivare al nocciolo. Cinque minuti sono pochissimi e con montaggio e sonoro si riducono ancor di più. Quando rileggo e imparo i testi guardo costantemente il cronometro, devo essere precisa al secondo e magari devo togliere qualche parola per rientrare nei tempi esatti. È un lavoro di taglia e cuci.

Pensa che questo programma possa anche attirare di più giovani verso la riscoperta dei grandi capolavori della storia del cinema?

Me lo auguro. Credo che tutto ciò che è successo nel cinema sia nel nostro DNA, che ne siamo consapevoli o meno. Il cinema del Novecento è un'eredità che ci portiamo dentro. Non so se queste pillole possano riaccendere l'attenzione su una certa tipologia di film ma sicuramente puntano i riflettori sulle donne che hanno contribuito a renderlo grande. Parto dal presupposto che ogni storia, di qualsiasi individuo si tratti, è interessante. Le dive che racconto sono personalità incredibili che si muovevano in un ambio davvero complesso.

Quale diva preferisce tra quelle che racconterà da domani nel programma?

In quanto attrice direi Bette Davis. È enorme e inarrivabile! Come donna e come artista Lana Turner, mi ha colpita al cuore. Già quando avevo visto Madame X l'avevo trovata pazzesca, conoscerne la storia mi ha decisamente stupita, era una persona incredibilmente brillante. Non me lo aspettavo, la immaginavo molto più melodrammatica. La storia con Stompanato (nel 1958 la vita privata di Lana Turner fu stravolta dall'omicidio del John Stompanato, ai tempi suo compagno, per mano di Cheryl Crane, figlia adolescente dell'attrice ndr.) l'aveva profondamente segnata ma di fatto era una donna spiritosa, allegra, briosa e sopratutto intelligente. Si scoprono delle cose affascinanti ripercorrendo la vita di queste donne, dettagli magari poco noti ma interessanti, come ad esempio la morte di Joan Crawford che avvenne negli uffici della Pepsi Cola, sulla sua poltrona di presidente. Questi particolari, che vanno oltre al pettegolezzo, rivelano degli aspetti caratteriali di queste dive che si vedono poi nei loro film. Basti pensare a Viviene Leigh, al suo sguardo che sembrava volesse dire che una vita sola non le bastava, l'energia che scaturiva nelle sue interpretazioni la prendeva dalle sue esperienze.

In quale film di queste dive avrebbe voluto recitare?

Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz con una straordinaria Bette Davis nei panni di Margo Channing. Mi sarebbe bastato anche solo fare la comparsa.

Ha qualche aneddoto da raccontarci?

Girare Firmato Rai Uno..Ricorda è molto divertente, siamo in pochissimi: io, il regista, il fonico e un operatore. Il clima è quello di una piccola famiglia. Una volta dovevo dire un pezzo molto difficile e ho visto qualcosa di rosa volteggiare dietro la macchina da presa. Era una bambina che faceva le ruote. Mi veniva da ridere e non sapevo davvero se continuare a girare o fermarmi.

Progetti futuri?

A novembre salirò sul palco con The pride di Alexi Kaye Campbell, diretto da Luca Zingaretti. Ora sono concentrata sul teatro.

Il ruolo più difficile della sua carriera?

Il ruolo più difficile è sempre l'ultimo perché ogni personaggio ti assorbe completamente. In The pride interpreto due donne tanto complesse quanto diverse tra loro. Mettersi a nudo di fronte al mondo, che sia dietro la cinepresa o davanti ad un pubblico in carne e ossa è sempre “rischioso”.

I suoi tre film del cuore?

Tutti i film nel bene o nel male ti cambiano. Ora ad esemio ho appena finito di vedere Dio esiste e vive a Bruxelles e oggi sono più felice per questo. Adoro Eyes Wide Shut, Il Petroliere e tutti i film di Paul Thomas Anderson e anche il cinema di Martin Scorsese. Amo le opere di Emanuele Crialese, il mio sogno è incontrarlo. Lui è un mondo a parte, una specie di mito. Leggero ma non banale. Ultimamente ho scoperto Le mele di Adamo, di Anders Thomas Jensen, meraviglioso! Come si fa a scegliere?

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