KEN LOACH COMMUOVE CANNES CON "I, DANIEL BLAKE"

KEN LOACH COMMUOVE CANNES CON "I, DANIEL BLAKE"

Il cinema civile del maestro inglese colpisce ancora con l'odissea di un uomo qualunque stritolato da uno Stato assente. E sulla Brexit dice: «Se la Gran Bretagna esce dall'Europa sarà ancora peggio»

Per tutta la sua vita Daniel Blake, 59 anni, ha lavorato come falegname a Newcastle, ma ora dopo un attacco cardiaco, per la prima volta ha bisogno dell’aiuto dello Stato. Ma la burocrazia non conosce la compassione, e Daniel cerca di trovare una soluzione ai suoi problemi tra scartoffie da firmare e curriculum sempre troppo incompleti, corsi da seguire, moduli da compilare on line, capricci dei computer e l’ostilità di impiegati che rispondono come macchine. Intanto nella sua vita entrano Katie, giovane madre single di due figli, che non ha abbastanza soldi per sfamare la sua famiglia. Tra i due verrà stipulato un patto di complicità e mutuo soccorso che non li salverà però dalla tragedia.

Questa è la triste storia che ieri a Cannes ci ha raccontato Ken Loach in I, Daniel Black, facendo versare molte lacrime anche ai più incalliti addetti al lavori. “Il mio nome è Daniel Blake. Sono un essere umano, un cittadino. Tutto quello che chiedo è di essere trattato con dignità. Niente di più, niente di meno”. Con queste parole si conclude la straziante odissea di un uomo buono, stritolato dagli assurdi ingranaggi di una società post capitalistica povera e allo sbando, in cui le persone sono ridotti a numeri e codici. Tra le scene più dure, violente come un pugno nello stomaco, c’è quella in cui Katie raccoglie del cibo in beneficenza, ma è talmente affamata da non resistere a inghiottire subito qualcosa, per poi piangere dallo sgomento e dall’umiliazione, quasi fosse una colpa quella di avere fame.

Ken il rosso torna dunque all’attacco con tutta la rabbia che ben conosciamo e punta il dito contro le ingiustizie di un disumano stato sociale che dovrebbe proteggere i cittadini più deboli e invece li calpesta a morte. “La storia era talmente  importante  - ha detto il regista - che stilisticamente doveva essere semplice, essenziale, disadorna. Nulla doveva distrarti dalle esperienze vissute delle persone che sono davanti alla macchina da presa. Le cose più semplici non solo ti commuovono ma hanno il potere di indignarti. Le problematiche del film attraversano tutta l'Europa, c'è una crudeltà cosciente nell'organizzazione di una società che ti fa credere che se non hai un lavoro è colpa tua”. E a proposito della Brexit, per la quale l'Inghilterra andrà al voto il prossimo 23 giugno, Loach aggiunge: “L'Europa è un'istituzione neoliberale, mira alla privatizzazione, ma se ne usciamo, sarà ancora peggio, l'estrema destra vincerà. E’ un momento molto pericoloso e le sinistre devono unirsi”.  

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