XAVIER DOLAN: GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INFERNO

XAVIER DOLAN: GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INFERNO

"Juste la fin du monde" spacca Cannes69 con il racconto di un calustrofobico dramma famigliare. La nostra recensione

C’è chi l’ha adorato e chi l’ha detestato. Juste la fin du monde di Xavier Dolan avrà pure diviso la critica al Festival di Cannes, dov’è stato presentato in concorso, ma di certo non è passato inosservato, scatenando accesi dibattiti tra fan della prima ora e la schiera dei più tiepidi.

Interpretato da un cast d’eccezione composto da Gaspar Ulliel, Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye e basato sulla piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce, il claustrofobico, dolorosissimo kammerspiel di Dolan mette in scena un gruppo di famiglia in un inferno scatenato dal ritorno a casa dopo dodici anni di Louis, divenuto nel frattempo un famoso scrittore. Il giovane deve annunciare alla madre, alla sorella, al fratello e alla cognata la sua morte imminente, ma il momento giusto non arriverà mai.

Le tensioni esplodono, tutti sono pronti a urlarsi in faccia rimproveri e frustrazioni, mentre l’unico che dovrebbe parlare se ne resta in silenzio, ad assorbire la rabbia e il rancore degli altri, tentando disperatamente di fuggire da quel luogo angusto con lo sguardo e la mente, alla ricerca di ricordi perduti. Punteggiato da primissimi piani degli attori, feroci duelli verbali, frasi spezzate o ripetute e improvvise aperture a momenti musicali, il film che ruota intorno a una comunicazione interrotta contrappone la futilità delle cose dette alla gravità del non detto.

Non è il miglior film di Dolan, che ci ha abituato a lavori narrativamente più coraggiosi e linguisticamente più sorprendenti (basti pensare a Mommy), ma il ragazzo è un vero talento e il tema non può lasciare indifferenti. “La famiglia di Louis – dice il regista – parla di tutto fuorché delle cose essenziali, che restano non dette. Nessuno ascolta davvero l’altro, ci si interrompe a vicenda e i silenzi del protagonista, che deve reagire al clima isterico dei parenti, finiscono per essere più eloquenti delle parole”.

 

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