IL MINISTRO

IL MINISTRO

Sull’orlo del tracollo economico Franco invita cena a casa sua un potente ministro che potrebbe aiutarlo a vincere un importante appalto. Per ottenere lo scopo l’uomo ha pensato a tutto: dai gusti del politico in fatto di cibo, all’intrattenimento con una escort, sino alla corruzione vera e propria. La serata però procede in modo diverso da quella che Franco aveva immaginato e coinvolge direttamente anche sua moglie e la colf venezuelana…

Abbiamo sempre pensato che il cinema italiano - e più precisamente la commedia degli Anni 50-70 - abbia dato il meglio di sé quando ha restituito come uno specchio l’immagine della nostra società, con i suoi vizi e i suoi difetti, trovando nell’ironia l’arma migliore per metterla alla berlina. In questo senso si muove anche il film di Giorgio Amato, che si trova di fronte uno strato sociale profondamente cambiato in peggio. Non è più possibile, per citare un titolo che i più giovani dovrebbero andare a rivedere, realizzare un film come In nome del popolo italiano, intreccio di sarcasmo e grottesco che riusciva a far vergognare anche chi si trovava nel giusto. Oggi si può virare su toni da commedia nera, che Amato utilizza molto bene per raccontare situazioni e personaggi (non per nulla nasce come sceneggiatore). A cominciare dal padrone di casa, ben incarnato da Gianmarco Tognazzi, sono tutti negativi. Il suo Franco è un imprenditore cupo e survoltato, il cui credo è solo la corruzione. Il politico di Fortunato Cerlino è il prototipo della classe dirigente: parole fuori e il nulla dentro, accompagnato da sete di potere e avidità. La moglie Rita di Alessia Barela è insoddisfatta e aspra; la escort di Jun Ichikawa colta enigmatica, ma anche sottilmente perversa; il cognato di Edoardo Pesce un uomo senza qualità e la colf  di Ira Fronten una donna che non sa rifiutare il compromesso. Nessuno si salva, il pessimismo è grande anche se sfumato da beffarde impennate del destino. Si salva bene il film invece, nonostante l’incertezza di alcuni passaggi della cena (quanti film intorno alla tavola quest’anno) che rallentano l’incalzare della vicenda.  

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