Recensioni
18/05/2017

“Sette minuti dopo la mezzanotte”, la fiaba dark che vi spezzerà il cuore

“Sette minuti dopo la mezzanotte”, la fiaba dark che vi spezzerà il cuore

A Monster Calls Usa/Spagna, 2016 Regia Juan Antonio Bayona Interpreti Sigourney Weaver, Felicity Jones, Lewis MacDougall, Toby Kebbell, Geraldine Chaplin Distribuzione 01 Durata 1h e 48’

 

 

Al cinema dal 18 maggio 2017

IL FATTO – Il giovanissimo Conor vive una situazione difficilissima e dolorosa. La madre sta morendo di cancro, il padre vive in America, con la nonna ha un rapporto quantomeno gelido e i bulletti della scuola lo angariano. Suoi unici rifugi il disegno e l’immaginazione. Una notte, una mostruosa creatura lo viene a visitare e gli propone uno strano patto: gli racconterà tre storie in cambio della verità, quella che Conor sta nascondendo ai suoi stessi occhi. Il ragazzino accetta, sia pure con comprensibile paura.

L’OPINIONE – Come preavvisa il titolo, sette minuti scoccata la mezzanotte, ecco cade una matita (non è una canzone di Paolo Conte) e Conor dagli occhi cerchiati dallo stress capisce che il gigantesco mostro sta arrivando. Ma non attendetevi brividoni da spavento e piuttosto preparate i fazzoletti. A Monster Calls (così in originale) è soprattutto un dramma psicologico (persin realistico nei suoi dettagli) travestito da fiaba black. Con effetti al computer spettacolari (come il crollo della chiesa e la voragine che si apre nel cimitero) e dei cartoon raffinatissimi, il catalano Juan Antonio Bayona, che noi abbiamo più che apprezzato in Orphanage e The Impossible, sulla linea un po’ del fantastico macabro iberico – di cui è (stato) maestro il messicano Guillermo del Toro con La spina del diavolo e Il labirinto del fauno – sovrappone ma tenendo ben distinti il fantastico dal reale (almeno sul piano della logica narrativa), cercando in qualche modo di ottenere una elaborazione del lutto su di una tragedia altrimenti inesplicabile.

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Alla base del film un bel romanzo di Patrick Ness qui utilizzato anche sceneggiatore. Sarà anche per quello che i dialoghi acquistano un particolare peso di verità? Che “la morale” della vicenda possieda una profondità e una chiarezza che altri film analoghi non hanno mai trovato pur perseguendoli? In più, un ragazzino quanto mai nella parte, fisico ancora non formato ma occhi espressivi e febbricitanti, ovvero Lewis MacDougall (Pan-Viaggio sull’isola che non c’è) appare una splendida intuizione del regista e del responsabile del casting, Sigourney Weaver vive il dolore e la compostezza delle ladies di classe come solo le attrici somme possono immedesimare, Felicity Jones (Rogue One) è la madre debilitata da chemio e malattia, mentre Liam Neeson presta il vocione al gigante-albero e compare solo in fotografia. Gli spagnoli ne sono stati entusiasti, giustamente, assegnando al film ben 8 premi Goya (anche se la pellicola è girata in inglese) e il nostro Future Film Festival il Platinum Grand Prize.

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