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11/06/2017

Soko al Biografilm Festival: “Ho scoperto la fatica della danza”


Il suo volto campeggia sul manifesto della 13esima edizione del Biografilmfestival, a Bologna fino al 19 giugno. Sembra fatta di luce e movimento, proprio come l’artista che interpreta sullo schermo, icona della Parigi dei primi del Novecento, capace di reinventare il proprio corpo e plasmare lo spazio intorno a lei. La performer di cui parliamo è Loïe Fuller, inventrice della celebre “serpentine dance”, alla quale Stéphanie Di Giusto dedica il film Io danzerò, in arrivo nelle nostre sale il 15 giugno distribuito da I Wonder. La giovane donna che le ridà vita è Soko, cantante e attrice francese, americana di adozione (vive tra New York e Los Angeles) che a Bologna ha accompagnato il film ed è stata protagonista di un djset al parco del Cavaticcio.

«Ho incontrato Stéphanie Di Giusto, una regista in cui credo molto, otto anni fa», ci racconta. «Mi disse che avrei dovuto interpretare un ruolo da protagonista, che ne avrebbe scritto uno per me. E infatti mi ha offerto un personaggio meraviglioso, ricco, profondo, il ruolo di un’artista che ignoravo, una donna che non voleva essere filmata e che detestava il fatto di avere così tante imitatrici. Per questo era importante che io non la imitassi, ma che entrassi nella sua pelle. Calarsi nei panni della Fuller ha richiesto un enorme impegno fisico. Nel film ho indossato tre costumi, e solo il primo, quello che lei aveva confezionato con le lenzuola, era davvero pesante. Ma non ho accettato controfigure, era importante che provassi la sua stessa fatica, che sentissi l’odore del mio sudore. La sera ero talmente esausta da non riuscire a infilarmi neppure i calzini e l’osteopata è diventato il mio migliore amico. Mi sono allenata sette ore al giorno per due mesi. Il terzo vestito, confezionato con 140 metri di seta, era invece leggerissimo. Ma la vera sfida, per me che soffro di vertigini, è stato muovermi su una piattaforma alta diversi metri, accecata dalle luci».

La danza era un terreno inesplorato per Soko. «Non avevo mai danzato prima, da ragazzina ero goffa e sgraziata, mi sentivo l’ippopotamo della classe. Per giunta arrivavo dal set di Voir du pays dove interpretavo un soldato che torna dall’Afganistan, un ruolo mascolino e violento. In un giorno ho dovuto cambiare pelle e passare dalla pesantezza alla leggiadria».

«La musica è una sorta di viaggio in solitaria, scrivo quando voglio, anche di notte, ma la danza richiede disciplina e costanza, non puoi mollare neanche un giorno, il corpo deve diventare il tuo alleato più prezioso. Nell’ultima scena di ballo che abbiamo girato di notte mi sono sentita davvero una ballerina, e sono contenta che tra la folla, nelle comparse, ci fossero anche i miei genitori a guardare la mia performance».

Icona del suo tempo, anche se meno nota della contemporanea Isadora Duncan (interpretata nel film da Lily-Rose Depp), la Fuller insegnava alle ragazze con cui lavorava ad esprimersi in modo diverso, cercando il proprio stile. «Oggi simili a lei ci sono Bjork e Madonna, che in questo film ha rivisto la sua storia come io la mia. La storia di un’artista disposta enormi sacrifici. Io ho rinunciato alla mia vita privata, ho fatto arrivare a Bologna i miei genitori perché non li vedevo da un anno».

«Fuller resta un grande esempio per me. È stata una femminista, consapevole del proprio corpo e della propria sessualità. Non credo nella distinzione tra gender, esistono solo esseri umani buoni e cattivi e ognuno è libero di amare chi vuole. Non si considerava ballerina, ma performer, cuciva i propri abiti, curava scenografie, illuminazione, coreografie, regia. Questo è anche il mio obiettivo, fare musica, dirigere i miei video, disegnare abiti, occuparmi di tutto, insomma».

Guarda qui sopra la gallery di Soko al Biografilm Festival!

Produzione riservata
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