SPIRA MIRABILIS

Quattro distinti documentari intersecano i loro percorsi, mentre la voce di Marina Vlady legge passi da Borges: si va da pagine della resistenza dei Lakota per vedere riconosciuti i loro diritti al lavoro di restauro delle statue del Duomo di Milano, dai musicisti svizzeri Felix Rohner e Sabina Scharer che ricostruiscono tra artigianato e tecnologia strumenti dal suono arcano alla dedizione totale che lo scienziato giapponese Shin Kubota dedica allo studio di una piccolissima medusa che ha una peculiarità: è praticamente immortale.

Con il motivo unificante dei quattro elementi (seguendo l’ordine della sinossi, Fuoco, Terra, Aria e Acqua), Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, coppia di documentaristi attiva dal 2007 (da I promessi sposi a, appunto, L’infinita fabbrica del Duomo, 2015), si pongono un obbiettivo non da poco, mostrare come l’uomo in qualche caso ancora lotti per trascendere i propri limiti. Il titolo, “spirale meravigliosa”, allude a una definizione della spirale logaritmica (che si trova spesso anche in natura, vedi la coda dell’ippocampo e del camaleonte o al volo di alcuni insetti) descritta da Cartesio ma studiata effettivamente da Jakob Bernoulli (sua la definizione), matematico svizzero (1654-1705). Ha dichiarato Martina Parenti: «Se l’immortalità è un’utopia, qui viene declinata in vario modo attraverso la rigenerazione, la resistenza, attraverso l’idea che l’immortalità possa tradursi nel lasciare nel tempo qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio». Se c’è un cinema filosofico-teoretico è dunque questo, certamente di non facile digeribilità, ma che sa alternare la sua cerebralità troppo programmatica con lampi di straordinaria (davvero) visione poetica, vedi ad esempio il gioco di luci che anima le statue corrose del Duomo di Milano o l’incongrua passione per il karaoke di uno studioso altrimenti metodicamente votato a perdersi nel mondo piccolo e ripetitivo della microbiologia marina.