Recensioni
19/05/2017

“The Dinner”

“The Dinner”

Id. Usa, 2017 Regia Oren Moverman Interpreti Richard Gere, Rebecca Hall, Steve Coogan, Laura Linney Distribuzione Videa Durata 2h

Al cinema dal 18 maggio 2017

IL FATTO – Perché Paul è così maldisposto all’idea di una cena in un ristorante esclusivo con il fratello Stan Lohman, politico in ascesa per la carica di Governatore, con tanto di splendida (e più giovane) seconda moglie, Katelyn? “Dai, sarà come andare in Francia” cerca di tranquillizzarlo la consorte Claire “Sì, durante l’occupazione tedesca” risponde l’uomo sempre più nervoso e sarcastico. Di certo non sarà una serata come le altre, perché oltre allo strano rapporto tra i fratelli, c’è una questione bruciante da risolvere che coinvolge i rispettivi figli.

L’OPINIONE – Da un best seller editoriale olandese, La cena (appunto) di Herman Koch, uno di quei film che rivelano un dilemma capace di dilaniare la coscienza di chiunque, dietro alle siepi di dialoghi all’acido, rivelazioni progressive (magari in flashback), battute al fulmicotone e tenerezze impreviste. Se avete visto I nostri ragazzi (2014) di Ivano De Matteo con Alessandro Gassman e Giovanna Mezzogiorno, sapete già di cosa parlo, altrimenti sulla trama non vi dirò comunque di più (però su internet troverete volendo ogni informazione).

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Al regista israeliano Oren Moverman (Oltre le regole, Rampart, Gli invisibili) il compito di trasportare la storia in un contesto americano, scuotendola dalla sua staticità drammaturgica e letteraria. Se l’idea di scandire il dramma con la sequenza delle portate (enfatizzate da un maestro di sala professionale e cerimonioso ben oltre al suo carattere naturale) è intelligente, un po’ meno riuscita è quella di sottolineare il disordine mentale del fratello minore con la sua faticatissima ricerca storica (è un insegnante) su Gettysburg, la più sanguinosa battaglia della guerra civile americana, una specie di siparietto rigonfio di retorica che, per dirla volgarmente, allunga la broda senza aggiungere nulla di veramente significativo.

In compenso le dinamiche familiari sono quanto mai crude ed efficaci, gestite da un poker di inappuntabili interpreti tutti elegantemente calati nel rispettivo ruolo, da Gere politico con patemi morali a Coogan fratello radical dalla psiche fragile, da Linney signora che tutto tiene sotto controllo a Hall, più giovane ma dalla volontà di ferro e artigli – all’occorrenza – d’acciaio. Accurata l’ambientazione scenografica, sin eccessivo l’accompagnamento musicale, tanto erudito quanto a volte sovrabbondante rispetto alle atmosfere richieste dalle situazioni (segno inequivocabile di poca fiducia).

Produzione riservata
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