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08/06/2017

“UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA”, QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE

“UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA”, QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE

Laavor et haiku Israele, 2016 Regia Rama Burshtein Interpreti Noa Koller, Oz Zehavi, Amos Tamam, Ronny Merhavi Distribuzione Cinema Durata 1h e 50’

Al cinema dall’8 giugno 2017

IL FATTO – La trentaduenne Michal, di religione ebraica, deve sposarsi, ma un mese prima del matrimonio, durante i preparativi dell’evento, il futuro sposo le confessa di non essere innamorato di lei. La donna, sconvolta e terrorizzata di dover tornare alla vita da single, non abbandona però la speranza: convinta nell’aiuto di un Dio buono e giusto, decide di mettere alla prova la sua fede e di trovare un altro marito, scegliendo caparbiamente di non annullare la data del matrimonio.

L’OPINIONE – Quattro anni e mezzo dopo il sorprendente e premiato esordio con La sposa promessa, arriva in sala l’opera seconda della regista israeliana Rama Burshtein, presentata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Sempre ambientato all’interno della comunità ebraica ortodossa e ancora con il tema del matrimonio a innescare la vicenda, il nuovo film questa volta non è un dramma ma una commedia romantica: rispetto al precedente, non assistiamo al conflitto interiore di una giovane donna che deve scegliere se inseguire il proprio sogno d’amore oppure maritarsi con l’uomo imposto dalla famiglia (il cognato rimasto vedovo) e dalla tradizione religiosa, ma alla volontà ostinata da parte della protagonista di convolare a giuste nozze nonostante il rifiuto imprevisto del promesso sposo, confidando, tra fede e follia, nell’aiuto di Dio per trovare comunque per tempo l’uomo della vita.

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«La cosa che manca di più oggi nel mondo è la speranza» ha dichiarato la regista, classe 1967, convertitasi all’ebraismo a venticinque anni, dopo il diploma alla scuola di cinema Sam Spiegel di Gerusalemme, e voce della comunità chassidica di Tel Aviv. «Nel mio mondo, amore e matrimonio coincidono e la mia protagonista spera di sposarsi per vivere all’insegna dell’amore. Chiunque creda in Dio si trova in un movimento contraddittorio tra la tensione di credere e di non credere. La fede è qualcosa per cui lottare, richiede da parte di chiunque un atteggiamento attivo».

Se Shira, la protagonista de La sposa promessa, echeggiava le eroine femminili di Jane Austen, Michal (Noa Koller) di Un appuntamento per la sposa sembra un ibrido tra la Bridget Jones di Renée Zellweger e la Toula Portokalos (Nia Vardalos) de Il mio grosso grasso matrimonio greco. Questa contaminazione, dettata dall’amore della regista – autrice anche della sceneggiatura – per la romantic comedy americana e forse anche dalla volontà di realizzare un prodotto meno di nicchia e più di massa, ci consegna un ritratto femminile che, pur dosato con equilibrio tra malinconia, ironia e spunti di comicità, risulta però emotivamente meno intenso e affascinante, meno vero e più artefatto, e anche l’approccio al contesto culturale in cui la storia si svolge è questa volta meno approfondito e coinvolgente.

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Produzione riservata
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