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10/09/2017

Venezia 74, tutti i premi: Leone d’Oro a “The Shape of Water” di Guillermo Del Toro

Venezia 74, tutti i premi: Leone d’Oro a “The Shape of Water” di Guillermo Del Toro

Quando Annette Bening, presidente di giuria della 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia annuncia che il Leone d’Oro è per l’americano The Shape of Water, diretto dal messicano Guillermo Del Toro, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema e nella sala stampa del Casinò esplode un boato. Era da tempo che il verdetto della giuria di un Festival non veniva accolto con tanto entusiasmo. E se è vero che la nazionalità dei presidenti delle diverse giurie corrisponde a quella dei film premiati, nessuno potrebbe mai pensare che la Bening abbia dovuto difendere con i denti la fiaba poetica, fantastica e romantica di Del Toro ambientata nell’America degli anni Sessanta. Il film è piaciuto a tutti e sin da quando è stato proiettato in anteprima mondiale al Lido si è piazzato al primo posto dei favoriti tra i film di un concorso che quest’anno ha superato di gran lunga quello assai deludente del Festival di Cannes. “Dedico il premio ai registi messicani e latino-americani – ha detto il regista – credo nella vita, nell’amore e nel cinema”.

Il Gran Premio della Giuria va all’israeliano Samuel Maoz per Foxtrot che offre uno sguardo originale e surreale su fatalità, destino, coincidenze e caos nella vita di una famiglia con un figlio soldato. Premiata anche l’Italia, quella che si muove oltre confine con ambiziosi internazionali, con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Charlotte Rampling, protagonista di Hannah, che Andrea Pallaoro trentino adottato da Los Angeles, ha scritto apposta per lei. “L’Italia è la fonte della mia ispirazione – ha detto l’attrice accolta sul palco da una standing ovation – e se sono qui stasera è anche grazie ai suoi grandi registi con cui ho lavorato, da Visconti e Cavani al giovane Pallaoro”.

Miglior attore è invece il palestinese Kamel El Basha per The Insult del libanese Ziad Doueri, dove una banale lite tra un cristiano e un musulmano degenera in un caso politico nazionale facendo riflettere su conflitti e riconciliazione. Piange a dirotto sul palco il francese Xavier Legrand, il miglior regista per Jusqu’a’la garde, storia di violenza domestica, che vince anche il Premio De Laurentiis per la migliore opera prima (ma due riconoscimenti sono decisamente troppi per l’ex attore bambino di Arrivederci, ragazzi di Louise Malle), mentre il premio per la sceneggiatura va al bellissimo e applauditissimo Three Billoboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, uno dei migliori film della selezione, che molti avrebbero voluto su un gradino più alto del podio. Il Premio Speciale della Giuria va al western Sweet Country dell’australiano Warwick Thornton, che denuncia le violenze sugli aborigeni, e l’attore più promettente di questa edizione è l’emergente e talentuoso Charlie Plummer al quale va il Premio Marcello Mastroianni per Lean on Pete di Andrew Haigh.

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L’Italia raddoppia e vince la competizione di Orizzonti con Susanna Nicchiarelli e il suo Nico, 1988, sulla celebre cantante icona pop di bellezza e trasgressione, mentre l’Iran trionfa con tre premi: regia e migliore interpretazione maschile per No Date, No Signature di Vahid Jalilvand, sceneggiatura per Los versos de olvido di Alireza Kathami, girato però in Cile. La migliore attrice è Lyna Khoudri per Les Bienheureux dell’algerina Sofia Djama e un premio speciale va a Caniba, il disturbante documentario di Verena Paravel e Lucien Castaing-Taylor sulla storia di un cannibale giapponese.

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