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21/10/2014

WEB SERIES: TRA GOTICO E PSICANALISI CON “VERA BES”

WEB SERIES: TRA GOTICO E PSICANALISI CON “VERA BES”

Le serie? Non solo in tv. Anche internet pullula di progetti interessanti, spesso dal sapore molto cinefilo. Da oggi cominciamo a esplorarne alcuni che vale davvero la pena di tenere d’occhio: il primo è Sotto la maschera, pilot della web serie Vera Bes di Francesco Mazza.

 

Un dolce da cui spunta un verme, una croce gotica piantata su una pietra, una ballerina di lapdance che indossa una grottesca maschera da suino, un uomo incappucciato con occhi rosso sangue. Sono le prime evocative e sulfuree immagini di uno dei pilot più interessanti che offre la Rete. Sotto la maschera, pilot della web serie Vera Bes prodotta da Zodiak Active, è infatti un ottimo biglietto da visita per Francesco Mazza, sia come regista (crea immagini forti e avvolgenti, che vanno oltre l’horror per approdare all’inquietudine dell’onirico), che come autore/creatore (firma la serie con Riccardo Milanesi). La storia, già dall’incipit, è infatti costruita equilibrando con intelligenza rimandi e citazioni (da Dylan Dog a Lynch, senza dimenticare il caro vecchio Hitch) con un plot e un personaggio originali e dalla grande potenzialità. Vera (la brava ed espressiva Gaia Scodellaro, Centovetrine in tv, Stuck sul web) svolge l’insolito lavoro di consulente onirica, ovvero ha il potere, ereditato da una nonna “strega”, di entrare letteralmente nei peggiori incubi altrui in compagnia del sognatore, con l’intento di decifrarli simbolicamente e quindi debellarli. Così, se l’atmosfera gotica funziona come elemento visivo di forte impatto, la storia si concede sottotesti più sottili, dalla lettura psicoanalitica (freudiana e ancor più junghiana) a quella letteraria (con rimandi al senso della colpa dostoevskiano). Alla fine resta la voglia di continuare a leggere la storia. Accadrà? È una speranza (e un augurio), ma non una garanzia. Come ci ha raccontato lo stesso Mazza, evidenziando così una “questione web series”, che non sono soltanto, purtroppo, uno spazio felice di libera creatività.

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Intervista a Francesco Mazza

Trentadue anni, italiano “migrante”, per arte e per destino generazionale (ora vive a New York, in futuro chissà), Francesco Mazza si è laureato in Scienze della comunicazione a Milano. Ora sta curando la post-produzione del suo corto-tesi di diploma, dopo due anni di frequenza alla New York Film Academy. Lo abbiamo sentito telefonicamente mentre si trovava a Marsiglia, dove Vera Bes è stato presentato in concorso al Marsiglia Web Fest.

Cosa c’è stato prima di Vera Bes?

Nove anni in convento. O almeno mi piace ricordare così il mio lungo periodo come autore a Striscia la notizia. Per me è stata un’esperienza formativa fondamentale, perché il lavoro era allo stesso tempo legato ai testi, ma anche alla informazione e perfino al cinema, visto che era importante trovare le giuste sequenze da utilizzare in senso satirico. Comunque è il cinema che ho sempre cercato, da quando all’università si è accesa la passione.

E questo ti ha portato alla prestigiosa New York Film Academy…

In realtà ho una visione molto critica del sistema educativo americano in generale. E, anche per quanto riguarda la NYFA è giusto specificare che non entri con un bando, paghi e puoi frequentare. Come spesso accade, la cosa veramente importante è chi incontri. Per me sono state fondamentali le lezioni, e poi l’amicizia, con il mio insegnate di regia Amos Poe (cineasta indipendente, conosciuto in Italia soprattutto per Alphabet City, ndr.), che mi ha seguito durante la realizzazione di Frank, il mio corto di diploma autobiografico di cui sono anche il protagonista.

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Come sei arrivato a una serie web?

Mi piace molto la nuova serialità americana. Un tempo, se avevi un’idea, dovevi affidarti alla imperscrutabile divinità di un direttore di rete, sempre se arrivavi ad avvicinarlo. Una web serie invece puoi realizzarla e farla vedere.

Il responso mi sembra decisamente positivo: 250 mila visualizzazioni su YouTube…

Una notizia che certo può avere un effetto salvifico sull’ego dell’autore. Però, personalmente, non ritengo il web questo magnifico spazio democratico. Penso invece che sia fortemente influenzabile, manipolabile. Vedo web serie magnifiche viste da 2 mila persone, e roba orrenda seguita da folle oceaniche. E poi, in concreto, le visualizzazioni non servono a nulla.

Cosa serve veramente?

Riccardo Milanesi ed io abbiamo pronto un arco narrativo per coprire tre stagioni e i soggetti completi per le otto puntate della prima. Ma abbiamo immaginato un’evoluzione più complessa, più coraggiosa e più articolata con puntate da 50 minuti. Insomma: Vera Bes è un pilota che sogna un atterraggio televisivo. Cerchiamo un produttore, italiano o straniero.

Altrimenti?

Altrimenti Vera Bes purtroppo addio. O si vende, o si muore.

 

Produzione riservata
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