1917, Sam Mendes racconta l’inferno della Prima Guerra Mondiale: la recensione

Gran Bretagna/Usa, 2019 Regia Sam Mendes Interpreti George MacKay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Claire Duburcq, Teresa Mahoney, Daniel Mays, Adrian Scarborough, Justin Edwards, Anson Boon Distribuzione 01 Distribution Durata 1h e 50′

Al cinema dal 23 gennaio 2020

LA STORIA – 6 aprile 1917, Francia settentrionale. Ai caporali Schofield e Blake viene affidata una missione quasi impossibile. I tedeschi, fingendo di arretrare, hanno teso una trappola al battaglione comandato dal Colonnello Mackenzie. I due dovranno attraversare trincee piene di trappole, boschi, villaggi semidistrutti e consegnare l’ordine di non attaccare in nessun caso. Oltretutto, come non casualmente rivela il Generale Erinmore, tra i 1600 soldati che si apprestano ad andare all’assalto, tra le truppe del 2° Devon, milita anche il fratello di Blake (“se non annullate l’ordine di domani, sarà un massacro”). È quindi anche una questione personale, una corsa disperata a piedi contro il tempo.

L’OPINIONE – “Questa guerra finirà solo in un modo: vince chi sopravvive”: è il commento finto cinico di uno stravolto militare rivolto ai due incaricati di un’impresa disperata. La tensione di queste due ore che paiono girate tutte “in diretta”, addosso a Blake e Schofield, si concentra e si accumula quindi su una questione di sopravvivenza che è anche una questione di onore e senso del dovere.

Il film, diretto da Sam Mendes, regista dei meravigliosi bondiani Skyfall e Spectre (tra i migliori in assoluto della saga), e basato su una serie di racconti-memorie del nonno Alfred, all’epoca 19enne portaordini sul fronte francese, si apre con due poco più che ragazzi che riposano su un campo in fiore e si conclude con una zoomata su un altro campo fiorito. In mezzo: una interminabile teoria di piani sequenza di corse con la cinepresa appena dietro, davanti o di fianco dei due protagonisti. Va detto che la prima è semplicemente magistrale, lunghissima e coinvolgente, con una musica che lentamente si solleva a creare tensione, come in un horror: una claustrofobica serpentina dal campo alle trincee (dal Paradiso all’Inferno), in cui come i topi, tra i topi, un umanità in uniforme si accalca sfatta a cercare riparo dal fuoco nemico e scampoli di riposo.

Alla lunga però lo schema ripetuto – come dire? – satura l’attenzione e la partecipazione da ipertesa si va sedando di fronte a quello che a un certo punto sembra troppo un saggio di virtuosismo tecnico che strizza l’occhio all’estetica del videogame (vedi il capitolo dell’attraversamento della città distrutta sotto il fuoco dei tedeschi che inseguono o la caduta nel fiume con tanto di cascata quasi in soggettiva “alla Lara Croft”).

I due giovani attori sono peraltro freschi e bravi, specialmente George MacKay (Schofield), che vanta 40 lavori e che avevamo apprezzato moltissimo già in Pride e in Captain Fantastic. Da notare i cammei, quasi delle partecipazioni amichevoli e brevi: l’ammanicato e bravissimo (tecnicamente) Sam Mendes (quasi solo super film in curriculum, tra cui oltre ai citati spiccano Amercan Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road) trova infatti qui il supporto di divi britannici di alto livello, da Colin Firth a Benedict Cumberbatch, passando per Mark Strong.

Nei paesi anglosassoni, forse più sensibili per il vissuto comune, 1917 ha strappato entusiasmi, coronati (per ora) nelle 10 nomination agli Oscar; a noi sembra peraltro che l’eccesso di virtuosismo e di ricerca di artisticità nuoccia un po’ alla credibilità dei sentimenti dei personaggi. Comunque siamo di fronte a quello che in altri tempi si sarebbe definito, appunto, “un filmone”. Che vale i soldi del biglietto.