CIAK SPECIALE: 20 SERIE TV DA NON PERDERE NEL 2017 – PRIMA PARTE

Anno nuovo, serie nuove (e non solo): gennaio è appena iniziato e siamo già impazienti di metterci davanti allo schermo per divorare i prossimi episodi delle serie tv che amiamo. Alcune ritornano con stagioni sequel che attendevamo da tempo, altre impareremo a conoscerle nel 2017: ecco nel nostro speciale le 20 serie migliori che vi aspettano nell’anno nuovo. Ecco intanto le prime sei. Buona visione!

Stefano Lusardi

24: LEGACY

Una terribile minaccia alla sicurezza dello stato, che un’agente dell’anti-terrorismo deve sventare nell’arco di ventiquattr’ore. Tutto raccontato in tempo reale: ogni episodio un’ora del giorno fatidico. E’ il famoso schema narrativo di 24 che fece la fortuna della serie (e del protagonista Kiefer Sutherland) e rivoluzionò un genere. 8 stagioni dal 2001, 192 episodi, un film tv nel 2008 e una mini-serie nel 2014. Ora il format rinasce ancora una volta, però senza alcun legame con l’originale e soprattutto senza Sutherland, che ha rifiutato l’offerta ed è solo uno dei produttori esecutivi. Nuovo protagonista è Corey Hawkins (era Dr.Dree in Straight Outta Compton), nelle vesti di un ex eroe di guerra. Naturalmente restano lo stile narrativo in tempo reale e la grande minaccia. Alla regia del primo dei 12 episodi previsti c’è Stephen Hopkins, che già diresse la prima stagione di 24. Una garanzia.

Su Fox, primavera

1993

1992 è stato un successo, ma non certo di critica, che ha rimproverato alla serie un eccesso di semplificazione, personaggi stereotipati e le scarse qualità recitative di alcuni attori. Ma resta indubbio che l’idea di provare a raccontare l’epoca più buia e tormentata della nostra storia recente resta una scelta coraggiosa e necessaria. Per cui non si può che apprezzare il fatto che Stefano Accorsi, che della serie è stato l’ispiratore nonché uno dei protagonisti (nel ruolo del pubblicitario rampante), abbia deciso non solo di continuare, ma addirittura di rilanciare. Perché dopo questo 1993, arriverà anche (nel 2019) 1994, per completare l’itinerario da Tangentopoli all’inizio del ventennio berlusconiano. Il tutto sempre prodotto per Sky da Wildside, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, e col ritorno in scena di (quasi) tutti i protagonisti. Attendiamo con fiducia.

Su Sky Atlantic, primavera

ANGIE TRIBECA

In una delle prime scene del pilot compare una vecchietta sdraiata per terra incosciente e data per morta, che all’improvviso si sveglia e inizia a parlare. A questo punto, secondo logica, dovrebbe alzarsi e uscire di scena. Invece no: viene coperta da un telo bianco e, poco dopo, la ritroviamo all’obitorio dove ancora si agita sotto il telo, prima di finire in una cella frigorifera. Perché Angie Tribeca è così: non una semplice e”normale” parodia del genere poliziesco, ma una serie folle, demenziale, allegramente (e irresistibilmente) nonsenso, senza una vera costruzione narrativa ma un ininterrotto fuoco d’artificio di gag. Creata e prodotta da Steve Carell (uno capace di passare da 40 anni vergine a Foxcatcher) e da sua moglie Nancy, con una protagonista magnifica (la Rashida Jones di Park e Recreation) e una serie di guest star a sorpresa (da Lisa Kudrow a James Franco), è probabilmente la serie più divertente (sempre se siete disposti a stare al gioco) che offre oggi la tv. In Usa è già stata rinnovata per la terza stagione.

Su Joi, dal 17 gennaio

APB

Decisamente non è facile inventarsi una storia originale per un genere così sfruttato come quello poliziesco. David Slack, che ha già lavorato come sceneggiatore o produttore in serie come Law&Order, Lie to Me e Person of Interest, ha deciso di provarci. APB (acronimo di all points bulletin, ovvero un allarme “a tutte le auto della polizia”) racconta la storia immaginaria del magnate del settore tecnologico Gideon Reeves (Justin Kirk) che, dopo la morte del suo più caro amico durante una rapina, decide di acquistare, e quindi privatizzare, un distretto della polizia di Chicago. Il distretto è l’emblema di una crisi generale: scarsi mezzi, personale demotivato, diversi casi di corruzione e una lista sempre più lunga di crimini irrisolti. L’idea di Reeves è di investire un mucchio di denaro in armi e tecnologie all’avanguardia, per fornire ai poliziotti mezzi più moderni ed efficaci per combattere la criminalità. Compreso trovare l’omicida del suo amico, svanito nel nulla. Senza rinunciare agli schermi classici del genere (un caso ad episodio, la varia umanità del distretto), Slack sembra intenzionato ad affrontare alcune questioni più complesse, come la privatizzazione di strutture pubbliche o fino a che punto la tecnologia può sostituire caratteristiche prettamente umane. La rivoluzione di Reeves, se la serie manterrà le sue promesse, potrebbe riservare sorprese inquietanti.

Su Fox, primavera

BIG LITTLE LIES

Ancora una prova, anzi la certezza, che le star del cinema vanno pazze per la serialità tv. Reese Witherspoon (che era apparsa solo in due episodi di Friends) e Nicole Kidman (la cui ultima esperienza risale a Bangkok Hilton, mini-serie del 1989) hanno acquistato i diritti del best seller dell’australiana Liane Moriarty e, invece di proporre la trasposizione a qualche major, sono andate direttamente dalla raffinata HBO. Così sono diventate produttrici e protagoniste di una mini-serie in sette episodi, scritta da David E. Kelly e diretta da Jean-Marc Vallée (Wild, Dallas Buyer Club). Al centro della storia ci sono tre amiche (la terza è Shailene Woodley, quella della serie Divergent e di Snowden), che cercando di liberarsi delle scorie del passato, che per Kidman significa una marito violento (Alexander Skarsgard), e per Reese fare i conti con una figlia cresciuta dalla compagna dell’ex-marito. Definita una black comedy, la serie virerà ben presto verso il thriller, con un misterioso omicidio durante una riunione dei genitori nella scuola frequentata dai figli delle tre protagoniste.

Su Sky Atlantic, dal 15 marzo

BILLIONS 2

Da Margin Call a La grande scommessa fino al nuovo Madoff l’anima nera e truffaldina del sistema finanziario americano continua ad essere un tema (tristemente) interessante. Billions, grande successo a sorpresa della scorsa stagione, abbina intelligentemente una radiografia tecnica e impietosa (grazie al co-sceneggiatore Andrew Ross Sorkin, giornalista finanziario e già autore di Too Big to Fall) ad un’atmosfera da thriller esistenziale (grazie all’abile coppia Brian Koppelman/David Levien). Nella serie si sta giocando una partita fra un popolare e inflessibile procuratore distrettuale di New York (Paul Giamatti) e un uomo d’affari a capo di una compagnia specializzata in fondi speculativi (Damian Lewis) che il procuratore vuole incastrare per insider trading. Però il primo è mosso più dal carrierismo che dagli ideali e il secondo risulta più fascinoso e fragile. Nella prima stagione le pedine sono state posizionate, in questa seconda inizia la partita.

Su Sky Atlantic, dal 20 febbraio

 

Continua…