“LITTLE SISTER”: L’INCANTO DELLA VITA

Lo scorso gennaio, mentre le sale erano ancora invase dalle tradizionali pellicole natalizie e dal confronto padre/figlio al centro del settimo capitolo di Star Wars firmato da J.J. Abrambs, proteste esservi persi un altro, toccante, raccontoLittle Sister
familiare cinematografico. Stiamo parlando di Little Sister – in DVD grazie a BiM -, pellicola diretta Kore-Eda Hirokazu e presentata in concorso a Cannes68 con il quale il regista giapponese torna a raccontare una storia dedicata ai legami di sangue dopo il fortunato Father and Son con il quale vinse il Premio della Giuria proprio al prestigioso festival francese. Nella cittadina costiera di Kamakura Sachi, Yoshino e Chika vivono insieme nella vecchia casa di famiglia da quando, quindici anni prima, il padre se ne è andato per un’altra donna e la madre si è trasferita in un’altra città perché incapace di confrontarsi con il fallimento di un matrimonio. Tre giovani donne indipendenti e dai caratteri diversi che, all’indomani della morte del padre, “ereditano” una sorellastra adolescente, Suzu, alla quale aprono le porte di case e dei loro cuori e che le porta, individualmente e, al tempo stesso, coralmente, a prendere coscienza di sé e del loro vissuto.

Little Sister

Ispirato alla graphic novel Unimachi’s Diary di Yoshida Akimi, Little Sister cattura lo spettatore fin dalla prima inquadratura grazie anche alla magnetica attrazione esercitata dalle ottime interpreti capaci di dare vita al ritmo della quotidianità che caratterizza Little Sisterscrittura e regia, costruendo un universo femminile fatto di contrasti esteriori ed intime connessioni. La macchina da presa osserva ma non invade, lasciando che il racconto evolva attraverso piccoli gesti comuni, dal mangiare insieme riunite attorno ad un tavolo al raccogliere prugne dal giardino di casa per preparare il liquore di famiglia. La fotografia tenue di Mikaya Takimoto sottolinea la delicatezza della narrazione che affonda nel profondo, nel dramma dell’abbandono o nella difficoltà del perdono senza mai lasciarsi andare a sequenze eccessive o toni lacrimevoli. Little Sister parte e si chiude con una morte ma parla di vita, dei suoi dolori e incompletezze ma decide di farlo guardando alla meraviglia dei dettagli e delle sfumature, dalla bellezza di un ciliegio in fiore ad un profumo evocativo. Un ritratto toccante eppure sobrio su un microcosmo femminile, privo di retorica e carico di grazia.

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