A.N.I.M.A., una curiosa teologia “laica”: la recensione

A.N.I.M.A.

A.N.I.M.A. Italia, 2019 Regia Pino Ammendola, Rosario Montesanti Interpreti Pino Ammendola, Adolfo Margiotta Distribuzione Whale Pictures Durata 1h e 30′

In sala dal 9 maggio

LA STORIA – A.N.I.M.A., ovvero, Atassia Neuro Ipofisaria Monolaterale Acuta è il male che ha colpito l’onorevole Anio Modor. In coma in un letto d’ospedale, tra la preoccupazione affannata della moglie (un po’ meno del figlio assorto su un videogame) e quella un po’ più interessata dei colleghi di partito (“Anio conosce tutte le password!”), si sta attendendo che la sua fine si compia. Intanto il suo spirito si muove o meglio: si ritrova “nella zona nera”. Cosa è? “È come nei buchi neri, ci rimani per sempre”. “La zona nera è una conseguenza dei tuoi comportamenti”, gli spiega sardonico e implacabile il suo “tutor”, prima di mostrargli attraverso dei video la malefatte della sua scorretta condotta politica e umana, fatta di corruzione, promesse mancate, ignavia nei confronti del bene pubblico e interesse particolare ai favori spiccioli per il suo partito. Un vero “disonorevole”.

L’OPINIONE – “Zona nera” e “zona bianca” (sorta di paradiso dove i genitori di Modor e tante altre persone brave per davvero riviviono come in un loop i loro momenti di inarrivabile felicità): una curiosa teologia “laica” per farci capire che tutto si dovrà pagare e per l’eternità. Non è il peggiore degli uomini, Anio Modor, anzi in cuor suo pensa di essere una persona perbene, ma in realtà anche il suo cedere all’andazzo, i suoi piccoli meschini egoismi banali producono a cascata effetti assai dolorosi nel suo prossimo, vicino e lontano. In forma di commedia drammatica che in forma teatrale vira spesso su accenti grotteschi, alternando colore a un bel bianco e nero, utilizzando “luoghi” topici dell’immaginario come l’aereo di Casablanca (il DC 3 Dakota Douglas) o Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi, il film di Pino Ammendola e Rosario Maria Montesanti stigmatizza il mondo politico nostrano con pugno un po’ pesante. Ma se arriva fuori tempo massimo nel suo sacro furore moralistico, si salva in corner grazie alla bendisposta applicazione di tanti interpreti di bella gavetta. A cominciare dallo stesso Ammendola (attore, scrittore, doppiatore e regista: Stregati dalla Luna, Avec le temps Dalida), nel ruolo dello stranito protagonista, a un cast in cui spiccano vecchie conoscenze del mondo dello spettacolo, da Adolfo Margiotta e Massimo Olcese, sapidi e affiatati come nei loro momenti migliori, a Franco Oppini, politico milanese “tipico” (troppo: “adesso allora il terùn sta facendo le macumbe” parlando di un collega ambizioso) e Andrea Roncato, riconoscibile non più dal taglio dei capelli e la prestanza bolognese ma dal modo in cui tratteggia un ignobile trafficone, dalla parlata grassa e volgare (un cameo molto riuscito).