“A UNITED KINGDOM”: LA RECENSIONE

G.B., 2016 Regia Amma Asante Interpreti Rosamund Pike, David Oyelowo, Tom Felton, Charlotte Hope, Laura Carmichael, Jack Davenport, Nicholas Lyndhurst Distribuzione Videa Durata 1h e 51’

Al cinema dal 2 febbraio 2017

1947. Studente a legge in quel di Londra, Seretse Khama è l’erede al trono del Bechuanaland (attuale Bostwana), ai tempi protettorato britannico, più o meno collegato al razzista Sud Africa. A una festa missionaria conosce una ragazza bianca, Ruth Williams, e, complice lo swing, i due si innamorano come nelle favole. Ma è in realtà un dramma, perché tutti ostacoleranno questa unione: gli inglesi (“un capotribù non può venire a Londra e pescare una moglie in un ufficio di dattilografe”), i genitori di lei, i parenti di lui. Sarà uno scandalo internazionale, proprio nel momento in cui il regime dell’apartheid sembra trionfare.

Il difetto di questo romance, basato su una storia vera, documentata e relativamente recente (che ha ispirato le azioni dello stesso Mandela), è che i personaggi si muovono come strabicamente già orientati verso quel che colpisce, educa ed emoziona l’oggi. “Io so che c’è un’Africa che non è fondata sull’esclusione dei bianchi e dei neri. Un’Africa fondata su unità, integrazione e uguaglianza” è il programma lungimirante del principe, voglioso di democrazia più di un libertario e politico più abile di un diplomatico scafato, che trova la regina del suo cuore (“So che morirei ad allontanarmi da te in questo momento, sapendo di non rivederti più” “Allora dovresti. Rivedermi, intendo”), in una fulva e alta britannica dallo spirito indomabile, capace di farsi casalinga, regina, madre, compagna e ispiratrice del suo popolo acquisito, senza un cedimento.

Tutto edificante come si intuisce, e sottolineato. Il popolo, intelligente per definizione ideologica, sta dalla parte giusta, applaude e ritma in coro “Pula, pula” (vuol dire pioggia, non temete). D’altra parte come non cedere alla tentazione di uno spunto (vero!) che dilata una relazione d’amore a questione internazionale, a fatto di costume, momento rivoluzionario di evoluzione della civiltà?

La regista, Amma Asante è una affascinante e colta britannica di colore, che ha già lavorato sulle contraddizioni tra sentimenti, civiltà e razza in La ragazza del dipinto (2013) e prima con il premiatissimo A Way of Life (2004). Dirige omaggiando tutte le regole della biopic, specie quella per signore, ma trovando soprattutto la partecipazione emotiva di due interpreti di grandissime doti, David Oyelowo (Selma la strada per la libertà, 2014) e Rosamunde Pike (L’amore bugiardo, 2014). Il resto lo fanno la fotografia di Sam McCurdy (è uno dei “maghi” di Trono di spade) e i paesaggi di Serowe nel Bostwana.

Massimo Lastrucci