«DOCTOR STRANGE? NON AVETE MAI VISTO NIENTE DI SIMILE »: L’INTERVISTA AL REGISTA SCOTT DERRICKSON

Il dottor Stranamore c’è già stato, pronti per il dottor Straneroe? In realtà si chiama Doctor Strange, perché Stephen Vincent Strange è un neurochirurgo che, dopo un terribile incidente d’auto, perde l’abilità manuale, e si dedica alla magia e all’occulto, diventando il Signore delle Arti Mistiche e lo Stregone Supremo, cioè il più inaspettato dei supereroi dei fumetti. Non ha più limiti di spazio e di tempo, agisce in altre dimensioni. È un tipico figlio della controcultura degli anni Sessanta, mix di misticismo, psichedelia, occulto, droga, religioni orientali, ed è citato sia nel saggio Baby aerodinamica kolor karamella di Tom Wolfe (che così si è guadagnato un cameo disegnato nel fumetto Eternity Eternity) che nelle canzoni Cymbaline dei Pink Floyd, Superbird di Country Joe and The Fish e Mambo Sun dei T-Rex.

«Se sono stato sorpreso che mi abbiano affidato un film così costoso e così atteso? Per niente, l’ho braccato, come fa un cacciatore che non vuole mollare la preda, sapendo che c’erano molti altri registi in competizione. Ma sinceramente, ho sempre pensato di essere la persona più adatta», dice il regista Scott Derrickson, senza nemmeno sforzarsi di fingere falsa modestia. Eppure fra i 5 film della sua filmografia finora c’è stato un solo un potenziale blockbuster, Ultimatum alla terra, 80 milioni di budget, remake di un classico della fantascienza in bianco e nero del 1951, e la sua fama la deve invece a horror a basso costo: The Exorcism of Emily Rose e Sinister che sono costati 22 milioni di dollari complessivamente, incassando 10 volte tanto. «I miei film più personali suonano tutti così: un piede ben piantato per terra, nel cosiddetto mondo materiale, e l’altro sospeso nel soprannaturale. Trasporto in maniera realistica la metafisica nella fisica, perché è così che io vedo la vita», dice Derrickson, rivelando anche il coup de theatre che ha sciorinato nel primo incontro con Kevin Feige, l’onnipotente boss Marvel, oggi considerato il più potente produttore di Hollywood. «Ho tirato fuori di tasca un portafoglio di pelle col logo Marvel e l’ho piazzato sulla scrivania. Giuro che ce l’ho da anni, non lo era andato a comprare il giorno prima…»

Si racconta come un lettore molto selettivo: della Marvel, amava anche Fantastici quattro e Hulk, dei rivali della Dc Comics, solo Batman e Falco. Ma spiega che Doctor Strange è molto più di un semplice fumetto, e questo ha reso difficile trarne un film adeguato, sia per i contenuti che per la tecnologia. Se ne parla dal 1986, 30 anni fa. E in diversi momenti se ne sono occupati filmmaker famosi come Alex Cox, Wes Craven, David S. Goyer, Chuck Russell, Stephen Norrington. Ma come disse l’ex Ceo Marvel, Avi Arad nei lontani anni Novanta: «Stiamo ancora cercando un Jerry Garcia del cinema» (era il leader dei Grateteful Dead, icona della controcultura). «Solo oggi non ci sono più problemi, se non di tempo», dice Derrickson. Non vuole dare troppe anticipazioni anche se il suo direttore della fotografia, l’inglese Ben Davies (Guardiani della Galassia, Avengers: Age of Ultron) ha spifferato interessanti fonti di ispirazione: i registi Kubrick e Miyazaki, i film Matrix, Fantasia e Inception, l’artista Maurits Cornelis Escher. «Non oso paragonarmi a nessuno di questi geni e capolavori, l’unico punto in comune è la ricerca di superare i limiti del conosciuto, espandere orizzonti, essere all’avanguardia», chiarisce. «Doctor Strange è il più famoso dei supereroi ancora cinematograficamente inediti, apre per la prima volta la porta dell’universo cinematografico Marvel alla magia. Fu così quando apparve nel 1963, nel numero 110 dell’antologia Strange Tales, dal 1968 ribattezzata Doctor Strange, e mi auguro accada lo stesso oggi. È unico, non si è ancora mai visto niente di simile fra i supereroi. Più che un “comic hero”, è un “cosmic hero”», si entusiasma. Il soggetto l’ha firmato con lo specialista di fantascienza Jon Spaihts, (Prometeus e il prossimo Passengers), padre ingegnere elettronico e madre programmatore di computer. La sceneggiatura invece con Robert Cargill, un ex critico online, con cui ha già scritto i due Sinister.

«Non è il più simpatico dei personaggi, perché è scostante, egoista e arrogante, e ci voleva un grande attore perché il pubblico riuscisse ugualmente a tifare per lui», dice Derrickson, che ha scelto Benedict Cumberbatch (era stato il cattivo di Into Darkness – Star Trek), definito «intellettuale, ma capace di sorprendenti sfumature emotive. Talmente perfetto che abbiamo spostato la lavorazione del film, perché non cozzasse con l’Amleto che recitava a Londra».

Ad aiutare il Doctor Strange a recuperare, c’è il chirurgo Christine Palmer (Rachel McAdams), ma il personaggio fondamentale è il mistico Antico, il suo mentore nelle arti mistiche, incluse quelle marziali. Nel fumetto era un uomo tibetano, nel film è una donna di origine celtica, interpretata da Tilda Swinton. Un drastico cambiamento che ha scatenato molte polemiche sulla cosiddetta pratica hollywoodiana dello “sbiancamento” etnico. «Ho preferito correre questo rischio a ragion veduta piuttosto che perpetuare lo stereotipo del solito asiatico guida del solito bianco, tipico dei film di kung fu degli anni 70»,dice Derrickson. «Chi sospetta che avessimo paura di includere un personaggio tibetano per non precludere i nostri incassi in Cina, non sa quello che dice». Il cambio di sesso non è nuovo per Tilda Swinton, specialista in androginia, che era già stata Orlando dal romanzo di Virginia Wolf e l’Arcangelo Gabriele in Constantine, tratto dalla serie di fumetti Hellblazer.

Ma a questo punto, per non lasciare il film sprovvisto di presenze asiatiche, Derrickson ha recuperato un personaggio che aveva escluso: Wong, l’aiutante del Doctor Strange, interpretato da Benedict Wong (Prometheus, Kick-Ass 2, Sopravvissuto – The Martian) che è nato a Londra, ma da una famiglia di Hong Kong. Due invece i nemici: Kaecilius, maestro di arti mistiche e rivale dell’Antico (il danese Mads Mikkelsen) e Karl Mordo (Chiwetel Ejiofor), allievo dell’Antico come Doctor. Strange.

Oltre che in cinema, Derrickson è laureato in filosofia e teologia, e si definisce un «quasi seminarista». E Doctor Strange è profondamente influenzato dai suoi studi religiosi, soprattutto su buddismo, induismo e cristianesimo. Cumberbatch invece, a 19 anni, ha passato un anno sabbatico in un monastero nel Darjeeling, al confine fra India e Nepal, insegnando inglese ai monaci buddisti. E da allora ha scoperto i vantaggi della meditazione trascendentale («la migliore protezione dalla confusione del mondo»). Ed ecco perché la rivista Lions’ Roar gli ha dedicato la cover e anche una originale guida a una serie di film “buddisti per caso”. Non tutti i suoi poteri segreti saranno svelati in questo primo film, ma rimandati a successive apparizioni. Ma la mitica Cappa della Levitazione, che gli consente di volare, e il proverbiale Occhio di Agamotto, con cui può manipolare tempo e spazio, ci saranno. Fra le notizie che Derrickson preferirebbe nascondere c’è perfino la sua età, e l’ha fatta togliere dal sito imdb.com: «Per esperienza so che diventa un ghetto: per qualcuno avrò sempre troppi anni, per qualche altro troppo pochi» spiega. Ma c’è chi ha fatto la spia, e se il più vecchio regista dei 14 film finora prodotti dalla Marvel è stato Joe Johnston, che ha diretto Captain America – Il primo Vendicatore a 61 anni, gli unici cinquantenni erano Kenneth Branagh (Thor), Peyton Redd (Ant Man) e Shane Black (Iron Man 3). La maggior parte erano quarantenni, per cui Scott Derrickson, con i suoi 39 anni, è il più giovane di tutti.