Al Lido il documentario sconfina, dai Rosi a Chiara Ferragni

“Glamouroso” al Festival. Nel sempre più importante ed eterogeneo universo del Documentario, questa Mostra è impavidamente onnivora anche nella selezione di cinema del reale made in Italy a 361 gradi estetico-tematici, fra biopic, storie e Storia. Quasi in contemporanea arrivano da oggi al Lido due docu alla Zenit-Nadir per contenuto e sguardo.

Citizen Rosi

Citizen Rosi (Fuori Concorso) inquadra opere e vita intimamente civile di Francesco Rosi, marchio d’innovativa maestria narrativa costruita con irriducibile intelligenza creativa. È un excursus crono-familiare a regia di Didi Gnocchi e Carolina Rosi, figlia del regista, fra dialoghi casalinghi e analisi di scene di film basilari (Le mani sulla città, Salvatore Giuliano, Il caso Mattei, Cadaveri eccellenti etc). Rosi inventore, in pieno (ambiguo) boom della drammaturgia d’inchiesta che ha disvelato decenni di pieghe e piaghe politico-civili con il sud in prima linea. All’opposto spaziale il glamour stellato – con lo sconfinante red carpet (sezione Sconfini, appunto) – per Chiara Ferragni-Unposted di Elisa Amoruso, wow-focus su famiglia di prima e attuale e private sfumature, magari inedite, della fashion blogger influencer titolare di un impero digitale ultrasocial, che vanta 17 milioni di followers. La limata regia femminile a volte “sconfina” nell’extra-Ferragni, mondo anche intimo più vero del “finto”.

La varietà del nostro cinema del reale in Mostra porta a citare un terzo polo estetico: Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone Isola e Fausto Trombetta (Venezia Classici) con ruolo Virgiliano di Valerio Mastandrea, dedicato e riconoscente all’isolato ma prolificissimo sceneggiatore di storie che non gli fecero rendere cinema. Caligari, diverso Maestro, il cui postumo e definitivo (soltanto) terzo film, ancora su persone libere di essere perdenti, Non essere cattivo, folgorò la Mostra 2015. Realmente…

Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

Maurizio Di Rienzo