Alla scoperta dei Grams, il collettivo che ha ideato Baby

BABY

Grams come i grammi che servono a misurare il peso di un’idea. Grams come un gruppo di ragazzi che sta dietro le quinte per «dare forma a un’intuizione, creare una storia e presentarla nel migliore dei modi». Grams come Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Re Salvador ed Eleonora Trucchi, ovvero, i giovanissimi sceneggiatori di Baby che nella writers room (così come la chiamano loro) hanno lavorato con Isabella Aguilar e Giacomo Durzi per realizzare Baby. Abbiamo incontrato Marco Raspanti e Giacomo Mazzariol per farci raccontare la storia di Grams e la genesi della loro attesissima serie tv.

 

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In compagnia del produttore passiamo la nostra ricreazione nella #scuola di @baby_netflix series: il Liceo Collodi! 📖

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Come è nato il collettivo Grams?
M.R.: Io, Re Salvador e Antonio Le Fosse abbiamo frequentato la Scuola d’arte  cinematografica Gian Maria Volonté. Antonio e Giacomo si sono conosciuti su un set. Eleonora invece ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Una serie di coincidenze ci ha fatto incontrare. Siamo molto diversi tra noi, ma ci unisce una grande affinità nella scrittura. Così è nato il collettivo.
G.M.: Volevamo creare qualcosa di nuovo, puntando sulla qualità del prodotto, perché molte volte vengono girati dei filmoni con delle sceneggiature scricchiolanti. Curare ogni dettaglio della storia in fase di scrittura invece è essenziale sia per il cinema che per la tv.

A quali progetti vi siete dedicati prima di Baby?
G.M.: Ognuno di noi ha fatto varie piccole esperienze, ma questa serie è la prima vera sfida di Grams. Una partenza con il botto. Ma come hanno fatto cinque ragazzi tra i 20 e i 29 anni a collaborare con un gigante come Netflix?
M.R.: Abbiamo conosciuto il produttore Nicola De Angelis di Fabula Pictures. Gli abbiamo proposto la nostra idea e lui ha deciso di fare da tramite con Netflix.

 

 

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Riunione Marketing Netflix con gli attori e il produttore @rockshell80 rigorosamente in accappatoio presso gli uffici di @fabulapictures

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Perché la serie si ispira alla storia delle baby squillo?
G.M.: Ci ha colpito che, su ordine del tribunale, una delle ragazze coinvolte sia stata risarcita per i danni morali subiti con trenta libri e due film (sulla storia e il pensiero delle donne, la letteratura femminile e gli studi di genere, Nda). Ci siamo chiesti quanta consapevolezza avessero quelle ragazze di se stesse, quanta ne abbiano davvero gli adolescenti e quale sia il momento in cui si diventa davvero adulti. La storia delle baby squillo è stata uno spunto per raccontare le difficoltà che ogni ragazzo affronta quando fa delle scelte e deve convivere con le conseguenze che esse comportano.

Per creare Baby vi siete ispirati ad altre serie tv dedicate ai teenager?
M.R.: Ho 29 anni e sono il più anziano del gruppo. Sono cresciuto con Dawson’s Creek e The O.C. ma amato anche Skins e Stranger Things. Questi show appartengono alla memoria collettiva e sono stati fondamentali per noi proprio come Tredici, la prima serie incentrata su un racconto di formazione a tinte dark. I teen drama ci hanno raccontato spesso la realtà degli studenti americani. Con Baby abbiamo cercato di capire cosa
accade tra i ragazzi che frequentano le scuole italiane, andando a pescare anche tra i nostri ricordi.

 

 

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“Crescere è un segreto inconfessabile” 30 Novembre Disponibile su Netflix @baby_netflix @netflixit #savethedate

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La serie è ambientata ai Parioli. Conoscete quel mondo o avete altre origini?
M.R.: Nessuno di noi proviene da quel quartiere. Io, Antonio e Re siamo cresciuti in altre zone di Roma, Giacomo invece è di Castelfranco Veneto mentre Eleonora proviene dalla Liguria. Volevamo capire perché ci sono persone che sentono il bisogno di avere una vita
segreta perciò abbiamo scelto questa storia e i Parioli. Affondare le radici nella realtà è stato necessario per dare autenticità ai nostri personaggi. Perciò ci siamo documentati incontrando i ragazzi del quartiere e navigando nei siti delle loro scuole. Volevamo scoprire
quali luoghi frequentano, il modo in cui parlano e quali sono le loro abitudini come, per esempio, spendere cifre folli per divertirsi la sera.
G.M: I ragazzi dei Parioli vivono in una condizione d’elite. Hanno tutto, ma vogliono altro e non si sentono realizzati. Hanno dei vuoti interiori tipici dell’adolescenza. Questo è l’aspetto che rende Baby una storia universale nonostante sia ambientata in una realtà specifica e molto esclusiva.

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Perché Chiara e Ludovica sono diverse rispetto alle protagoniste che siamo abituati a vedere al cinema e in tv?
G.M.: Nonostante Eleonora sia l’unica donna del collettivo, abbiamo provato a smentire il cliché per cui solo le ragazze sanno raccontare bene l’universo femminile. Abbiamo cercato di essere innovativi rendendo Chiara un personaggio attivo e facendo ruotare tutta la serie sulla sua amicizia con Ludovica. Chiara porta avanti la storia e conduce lo spettatore ovunque lei voglia andare. Da questo punto di vista il nostro punto di riferimento è Breaking Bad. Possiamo dire che noi abbiamo fatto un “Breaking Bad al femminile”, perciò state attenti! (scherza, Nda)

Tutti i personaggi di Baby vivono una crisi esistenziale. Il caos pervade le loro vite. È questo lo spirito del tempo?
M.R.: Puoi essere la persona più ricca e apparentemente felice del mondo, ma in realtà il dolore ti accompagna sempre. Devi combatterlo ogni giorno. Vale per BoJack Horseman (il protagonista dell’omonima serie cult di Netflix, Nda) ma anche per i nostri personaggi. Il vuoto esistenziale che provano li spinge a fare delle scelte, a volte anche estreme. Sono tutti alla ricerca della felicità.