“ALPS”

Id. Grecia, 2011 Regia Yorgos Lanthimos Interpreti Angeliki Papoulia, Ariane Labed, Aris Servetalis, Johnny Vekris Distribuzione Phoenix International Film

In sala dal 28 dicembre 2016

IL FATTO – Si danno un ben strano compito i quattro personaggi che hanno costituito in tutta segretezza un gruppo che si è autobattezzato Le Alpi: confortano i parenti dei defunti sostituendosi ai morti, interpretando cioè quello che loro facevano nella vita quotidiana, creando così situazioni che dovrebbe dare sollievo e far elaborare il lutto. Non sono dei missionari del bene, lavorano a pagamento e tra loro vige una disciplina piuttosto ferrea e persin spietata, come si accorgerà a sue spese uno dei quattro, una infermiera, che tende a mescolare troppo il ruolo con la vita e le emozioni personali.

L’OPINIONE – Anche se i titoli di testa premettono “dal regista di The Lobster Yorgos Lanthimos”, in realtà Alps data qualche anno prima, il 2011 e in quell’anno vinse tra l’altro a Venezia l’Osella d’Oro per la Miglior Sceneggiatura. Come però il suo successivo (e meglio strutturato) fratellino, anche questo parte da una premessa quanto meno improbabile per studiarne con glaciale messa in scena le possibili conseguenze (del resto anche il cosceneggiatore è lo stesso, Efthymis Filippou). Perché il nome? Spiega il loro capo, autonominatosi Monte Bianco: “Per due ragioni significative. La prima è che non rivela nulla di quello che facciamo. La seconda è invece prettamente simbolica. Nessun’altra montagna può sostituire una montagna delle Alpi, qualsiasi altra sarebbe più piccola, meno sorprendente, quindi un debole surrogato (…) Le Alpi non possono essere sostituite da nessun’altra montagna ma invece possonio sostituire tutte le altre”. Se lo dice lui…

Il film è sprofondato in una plumbea atmosfera freddo-grigia, i sorrisi (non parliamo delle risate) sono vietati, mentre scorre sottile una vena di umorismo a volte gratuito che il regista impone sulla pelle dei caratteri principali, assurdi e antipatici. Indubbiamente originale, ma interessante solo per pochi, anche perché sfugge il senso globale dell’operazione (fantaetica?), con i personaggi che agiscono e si adoperano (clienti e attori) come se tutto fosse normale e non radicalmente sciocco, ridicolo, implausibile e disperato quale esso è, oltre i propri intendimenti.

Massimo Lastrucci