Anna Foglietta: madrina con la mascherina

Anna Foglietta spiega cosa significa per lei essere la Madrina di un'edizione così peculiare della Mostra del Cinema.

«Sento la responsabilità e la felicità di essere la madrina di questa Mostra che, a tutti gli effetti è un’ “edizione zero”, la prima e speriamo l’unica in queste condizioni», non ha dubbi Anna Foglietta sull’importanza dell’incontro internazionale al Lido perché, dice, «il Covid ci ha posto di fronte all’ignoto: l’unica cosa certa era la paura. Abbiamo ricevuto questo schiaffo che ha fatto migliorare le persone che già prima erano rivolte al bene e, purtroppo, peggiorare tutti gli altri. Tocca a noi artisti e a voi giornalisti ridare vita alla passione per il cinema, per evitare la pigrizia sopravvenuta in questi mesi e far tornare il pubblico in sala».

Foglietta, prima di arrivare al Lido ha scritto una lettera di ringraziamento agli addetti della Mostra. È la prima volta che succede. Cosa l’ha spinta a farlo?

«Da tempo nel mondo del cinema ci battiamo perché sia data la giusta visibilità anche ai cosiddetti “invisibili”, quelle maestranze senza le quali non potremmo mai andare in scena. Nella macchina cinema della Mostra succede lo stesso e io sono infinitamente grata al lavoro di chi mi permette oggi di essere qui, parlare coi giornalisti, tornare finalmente a rivederci in faccia, sia pure coperti dalle mascherine. È un nuovo inizio e senza di loro non sarebbe possibile».

Foto di Maurizio D’Avanzo

Barbera le ha proposto di essere la madrina di questa edizione già prima del covid?

«In realtà è stato durante, Barbera mi ha chiamato a fine aprile e mi ha detto che alla Mostra serviva la mia empatia. All’inizio confesso che ero un po’ titubante e del resto ancora non era nemmeno certo che la Mostra si potesse davvero fare. Così ci ho pensato, mi sono domandata se mi vedessi in questo ruolo e poi, consigliandomi con gli amici e il mio ufficio stampa, ho accettato perché se c’era una volta che potevo farlo era proprio questa».

Cosa dirà nel discorso di apertura?

«Su questo ho avuto una serie di scambi e confronti molto produttivi con Barbera e Cicutto. Devo dire che la cosa mi ha molto stupito, perché immaginavo che la madrina dovesse solo fare gli onori di casa, invece ho potuto mettere a punto un mio invito a quell’inclusione che deve essere il segno caratteristico di questa edizione, così atipica e diversa da tutte le altre».

Sarà qualcosa nel solco del suo discorso sull’accoglienza che aveva fatto durante la premiazione dei Nastri d’Argento 2019 a Taormina?

«Certo, quella sono io. Sento la responsabilità e la felicità di essere la madrina di questa Mostra. È una gioia mista alla tristezza di non essere liberi nel vederci come quando, una ventina d’anni fa, ero venuta al Lido da fan e, all’arrivo di David Lynch e Laura Dern, ho iniziato a urlare e strapparmi i capelli, folgorata dall’emozione. Il messaggio è che non dobbiamo avere paura, dobbiamo ricominciare (con tutte le precauzioni del caso), perché il cinema, il teatro, i concerti, sono troppo importanti, sono un patrimonio immenso che fa parte del nostro Dna culturale e dobbiamo proteggerli e promuoverli tutti insieme, anche andando nelle piazze a incontrare la gente per rilanciare l’amore per lo spettacolo, senza inutili divismi o snobismi».

Oscar Cosulich