«QUANTO MI MANCA MONICA VITTI »: INTERVISTA A FAUSTO BRIZZI, UN REGISTA DA BESTSELLER

Ciak ha incontrato Fausto Brizzi per parlare con lui del suo nuovo libro Se mi vuoi Bene, dopo il successo mondiale del precedente romanzo Cento giorni di Felicità

Brizzi_SeMiVuoiBene_Cover_CiakRegista, produttore, autore e sceneggiatore di successo, ma anche scrittore da bestseller pubblicato in più di trenta paesi. Infatti, dopo il successo del suo precedente libro, Cento giorni di Felicità, uscito nel 2013, Fausto Brizzi è tornato in libreria con un altro romanzo, Se mi vuoi Bene, edito da Einaudi, per la collana Stile Libero BIG.

Questa volta in Se mi vuoi Bene, alternando humour, buoni sentimenti e un filo di dramma, Fausto Brizzi si chiede qual è il confine che divide il ”voler bene” dal ”fare del bene”, raccontando la storia di Diego, un uomo di mezza età con un matrimonio fallito e una depressione che lo perseguita. Diego, però, vuol affrontare la vita, cercando di star vicino alle persone che lo circondano, fin troppo distratte dai loro impegni. Ecco che, a forza di sbagli a fin di bene e buone ma maldestre intenzioni, Diego, accompagnato dalla sua depressione, si farà strada in una nuova vita, dove le ansie e le paure, in un certo senso, possono essere delle preziose alleate.

Proprio in occasione dell’uscita in libreria di Se mi vuoi Bene, il regista romano ha aperto le porte di casa sua a noi di Ciak, per parlare del libro ma anche del suo prossimo film, Forever Young, che comincerà a girare a giugno.

La dedica di Fausto Brizzi a Ciak
La dedica di Fausto Brizzi a Ciak

Fausto, com’è nato Se mi vuoi Bene?
Â«È un libro nato dall’entusiasmo, dopo la felicità del precedente libro che sta uscendo anche negli States. Con questa felicità ho scelto di non girare un film ma scrivere un altro libro, un altro Fausto immaginario, facendo quello che volevano i miei genitori: l’avvocato. Ma, se avessi intrapreso questa strada, sarei stato un depresso, proprio come il personaggio di Se mi Vuoi Bene, che inizia un percorso del ”fare del bene” a quelli che lo circondano, cercando di migliorare la vita degli altri »

Suona il citofono, è il postino: «(Ride ndr.) Ho paura delle citofonate, spesso sono multe… »

La frase sulla felicità di Monica Vitti, in apertura, è un omaggio a lei?
«Sono andato alla ricerca di frasi che rispecchiassero il senso del libro, quando ho trovato quella della Vitti sono rimasto sbalordito, l’attrice con cui averei voluto fare tutti i miei film, la capo-comica vera, bellissima, che manca al cinema italiano »

Nel libro ci sono molti rimandi al cinema e alla cultura del passato…
«Sì, ho citato molto di quel cinema là nel libro, infatti all’interno ho classificato le persone in base a categorie: ‘primisti’, ‘durantisti’ e ‘dopisti’. I primi pensano al passato, i durantisi si godono l’oggi e i risultati, e gli ultimi sono i migliori, le anime elette: Steve Jobs, Jules Verne, John Lennon… »

Anche tu, dunque, sei molto legato agli amarcord.
«Penso molto al passato e, secondo me, nell’anno dello scioglimento degli Wham! e lo scoppio dello Shuttle Challanger, nel 1986, la gente ha smesso di sognare e la crisi di oggi è colpa di quell’anno lì, in cui successero davvero molte cose che hanno cambiato, in peggio, il mondo, sotto tutti i punti di vista. Ho premuto proprio con questo gioco della memoria nel libro, ritraendo gli anni ’70, ’80 e ’90 »

Se Mi Vuoi Bene lo vedremo sul grande schermo?
«Diventerà un film, sì. Ma ora è in coda, forse il prossimo anno… Tra poco partono le riprese della mia nuova pellicola, Forever Young, sul mondo dei ”vecchi-giovani”, li prendo in giro. È una commedia pura, e magari ad aver avuto Monica Vitti »

Quando inizieranno le riprese del film? Possiamo sapere qualcosa sul cast?
«Le riprese inizieranno presto, a giungo, e girerò a Roma, come James Bond… Però non posso dire nulla sul cast, è ancora top-secret, bisogna aspettare ancora qualche giorno… Alcuni però li stiamo rimettendo in forma, pensa, molti di loro sono in palestra! »

Nei tuoi libri, soprattutto nel primo, c’è una forte impronta drammatica, al contrario dei film in cui lasci molto più spazio alla risata e alla commedia pura.
«Sì, ci pensavo anche io, ma scrivendo un libro sono da solo al contrario di un film, che è collettivo. Quindi scavo nelle emozioni più intime e profonde, ma questo non vuol dire che sia un libro prettamente drammatico, si ride anche »

Ti hanno paragonato al grande Nick Hornby, ti ci ritrovi?
«Mi trovo molto con Nick Hornby, quanto avrei voluto scrivere e girare About a Boy! È uno dei pochi autori di commedia che leggo, perché di solito leggo thriller, o gialli: su tutti Ken Follett, il mio preferito »

Che consiglio dai a chi, per un motivo o l’altro, deve affrontare l’incubo della depressione?
«Come la faccio affrontare a Diego del libro, gli faccio lasciare i farmaci e i dottori per uscire allo scoperto con gli amici e con le persone a cui si tiene, coccolando e facendosi coccolare. Non c’è nulla da vergognarsi, non è una malattia contagiosa, può essere una fase della vita e sembra quasi il malessere del giorno d’oggi… »

Damiano Panattoni