Arriva Butterfly, la serie tv che racconta la vita di una bambina transgender

Butterfly

«La cosa migliore dell’essere femmina è che adesso non devo più fingere di essere un maschio». Parola di Avery Jackson, una ragazzina di nove anni di Kansas City, che stata è la prima persona transgender ad apparire sulla copertina del National Geographic a gennaio 2017. Una svolta storica per la rivista che proponeva ai lettori americani un numero speciale, intitolato Gender Revolution, seguito da molte polemiche e altrettanta ammirazione. L’ideale risposta televisiva a quella cover è Butterfly, miniserie inglese scritta da Tony Marchant, veterano della tv britannica e vincitore di due premi Bafta.

Butterfly

LA STORIA DI MAX(INE) – Nei tre episodi diretti da Anthony Byrne in onda dal 17 dicembre su FoxLife, lo show racconta la storia di Max (Callum Booth-Ford) che a undici anni si identifica con il genere femminile e vuole vivere come una bambina, facendosi chiamare Maxine. Ad accompagnarla nell’impegnativo percorso verso la transizione troviamo: la mamma Vicky (Anna Friel) divisa tra la volontà di assecondare Maxine e quella di proteggere Max dal dolore e dai pregiudizi, la nonna Barbara (Alison Steadman) che interpreta la scelta della nipote come una specie di stramberia moderna, e la sorella Lily (Millie Gibson) pronta ad accettare il cambiamento e simbolo della mentalità aperta dei più giovani. L’unico ad opporsi agli eventi è papà Stephen (Emmett J Scanlan) che ha paura di perdere Max e spera che la volontà del ragazzino sia solo un capriccio passeggero.

Butterfly

UNA SERIE DESTINATA A FARE DISCUTERE – In Butterfly quindi tre generazioni si confrontano e offrono punti di vista diversi sul tema dei bambini transgender. L’intento non è scandalizzare il pubblico né creare sterili diatribe, ma aprire un dibattito serio e onesto su un argomento finora inedito nel panorama televisivo. Evitando banalizzazioni e facili strumentalizzazioni, lo show entra così in punta di piedi nella vita di Maxine, che deve affrontare una strada già irta di ostacoli resa ancora più difficile da ignoranza, discriminazioni e bullismo. «Mi piacerebbe pensare che la stessa tolleranza che ora mostriamo nei confronti degli omosessuali possa un giorno essere riservata anche alle persone trans, ma c’è bisogno di una rappresentazione televisiva», ha spiegato Marchant al Telegraph. «É una questione di educazione e consapevolezza».