“ARRIVAL”: LA RECENSIONE DEL DRAMMA DI FANTASCIENZA CON AMY ADAMS

Id. Usa, 2016 Regia Denis Villeneuve Con Amy Adams, Jeremy Renner Distribuzione Warner Bros

Al cinema dal 19 gennaio 2017

12 gigantesche astronavi di forma ovoidale – ricordano un po’ certe creazioni dei surrealisti – atterrano sulla Terra e, come fossero in stand by, sembrano attendere, incombenti. La linguista Louise Banks – che sta faticando a recuperare gli equilibri dopo una terribile tragedia familiare – viene prelevata dall’esercito (USA) e incaricata di stabilire un contatto e magari trovare una forma di comunicazione accettabile. Perché prima che l’umanità terrorizzata reagisca in forme incontrollate e violente è assolutamente necessario capire cosa vogliono gli alieni.

La fantascienza più alta e gloriosa, quella che si lancia nel futuro tra timori e speranze in un racconto “intelligente” e plausibile, torna ad affascinarci sul grande schermo. Da un romanzo di Ted Chiang sceneggiato da Eric Heisserer (già rivisitatore di serie cult e un po’ vetuste con Nightmare, Final Destination 5, La cosa), il canadese Dennis Villeneuve si conferma un non corrivo rinnovatore e rimescolatore del cinema di genere (La donna che canta, Prisoners, Sicario i suoi titoli più acclamati). Qui innesta (piuttosto spericolatamente ma cavandosela alla grande) il privato di un dramma di amore e lutto con un punto cruciale della storia dell’Uomo, il contatto con una forma di vita extraterrestre e più avanzata. L’aspetto degli alieni viene recuperato dal più inquietante immaginario (dice il regista: “una specie di gigantesche bestie sottomarine” che potrebbero emergere da un incubo, miscuglio di piovre, balene, elefanti e ragni) e il loro linguaggio è estremamente elaborato e “diverso” (Villeneuve e Heisserer hanno creato una sorta di logogrammi dalla logica criptata).

Cast estremamente funzionale, con Amy Adams efficacissima (dice che il regista l’ha scelta perché capace di comunicare i propri pensieri solo con lo sguardo – ed è vero), il film ha fatto il giro dei Festival (Venezia compresa) raccogliendo Nomination ovunque e qualche premio. Uno spettacolo che concilia le esigenze del pubblico più raffinato con quelle del pubblico più popolare, ricco di tensione, “incasinato” (per la gioia dei fan più colti) nei suoi sviluppi specie alla fine, arioso come è bello che siano questo tipo di film (da 2001 a Interstellar passando per Star Trek). E dopo cotanta magnificenza, a questo punto siamo già con l’acquolina in bocca ad aspettare i prossimi lavori del grande Villeneuve, il remake di Blade Runner e – pare – un thriller da uno dei più importanti giallisti viventi, Jo Nesbo.

Massimo Lastrucci