ATTENTI ALLA TRAPPOLA DEL “NUMERO DI COPIE”

2001 Odissea nello Spazio

Il MereghettiSembra una leggenda metropolitana – e invece è sacrosanta verità – la pignoleria di Kubrick che faceva togliere ai cinema che proiettavano i suoi film in prima visione tutte quelle poltrone da cui la visione era penalizzata (al Corallo di Milano, alcuni posti troppo ai lati dello schermo). Per qualcuno l’ennesima mania del super-genio del cinema, in realtà la dimostrazione di quanto un regista teneva in considerazione il suo pubblico, l’unico vero e definitivo destinatario del suo lavoro.
Oggi quell’idea di pubblico è (definitivamente?) scomparsa, sostituita da alcuni “succedanei” che nascondono al loro interno pericolose polpette avvelenate.

AvengersPenso alla mitologia del “numero delle copie” e degli “incassi”, che sono diventati i misuratori ufficiali del gradimento del pubblico e che invece hanno finito per stravolgere un rapporto sano e produttivo tra schermo e platea. Siamo ahimè abituati a misurare l’importanza di un titolo dalla capacità di occupare schermi, per rispondere a una strategia che punta da anni solo sulla diffusione orizzontale e non più su quella verticale. Ma questa tattica pubblicitaria, che deve cercare di incassare il maggior numero di biglietti nel minor tempo possibile, ha finito per confondere le varie tipologie di pubblico esistenti (che Kubrick conosceva molto bene. E tanti altri addetti ai lavori con lui). In una preistoria della diffusione cinematografica che aveva anche i suoi vantaggi (tipo qualche centinaia di milioni di biglietti venduti in più) non tutti i locali erano adatti ad accogliere tutti i film: c’erano titoli che partivano “svantaggiati” perché destinati a locali più piccoli, ma che poi si “rifacevano” con una affluenza più assidua e prolungata. C’erano pubblici diversi (e cinema diversi) che guardavano film diversi.

Barry LyndonOggi quelle diversità sono sparite, salvo alcune piccole zone di “resistenza”. La quantità delle copie vince su tutto e il risultato è che ad emergere sono soprattutto quei film che funzionano per un pubblico indifferenziato, che digerisce ogni cosa in maniera indifferenziata. Salvo poi allontanarsi sempre di più dal consumo cinematografico. Questa specie di rimpianto non è una snobistica malinconia per i bei tempi passati, è la (tragica) presa di coscienza che come esistono film diversi così devono esistere sale e pubblici diversi, altrimenti il cinema in generale (e con lui la nostra cultura) si impoverirà sempre di più. Farsi forza dei propri incassi milionari senza riflettere sulla qualità del prodotto offerto al pubblico (e a che tipo di pubblico, poi) forse servirà per strappare qualche inutile intervista sui quotidiani, ma non aiuta certo a trovare un posto non dico nella Storia ma nemmeno nella Cronaca del cinema. 

ShiningNella classifica mondiale degli incassi 2001: Odissea nello spazio è al millequattrocentosedicesimo posto (esatto: 1.416!), Shining al 1.954, Barry Lyndon addirittura al 3.215 eppure il nome di Kubrick lo conoscono tutti, anche i ciechi! Forse quella mania nel difendere il diritto di ogni spettatore a vedere il suo film nel migliore dei modi possibili aveva un senso. Preoccuparsi del pubblico più che del numero delle copie, potrebbe forse portare ancora qualche frutto. O no?