Benedetta follia, Verdone e l’amore al tempo dei social: la recensione

Benedetta follia

Italia, 2018 Regia Carlo Verdone Interpreti Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante della Rovere, Paola Minaccioni, Elisa Di Eusanio, Francesca Manzin Distribuzione Filmauro Durata 1h e 49’

 

Al cinema dall’11 gennaio 2018

LA STORIA – Da decenni il probo Guglielmo ha abbandonato le pazzie di gioventù (la moto, i viaggi) per il negozio di articoli religiosi e moda per prelati (“mi faccia il movimento dell’offertorio, eminenza”) e da “addirittura” 25 è sposato con Lidia. Lui pensa felicemente, ma quando lei rivela: “è da un anno che mi vedo con un’altra persona”, ciao ciao matrimonio e vita distrutta. A “resuscitarlo”, inopinatamente, ci pensa la sua nuova commessa, la rozzissima e avvenente Luna che lo convince a iscriversi a Lovit, un sito di incontri erotico-sentimentali su internet, in cerca di una nuova compagna. Terremotato da incontri imbarazzanti, si imbatte per caso (all’ospedale) nell’infermiera Ornella che lo colpisce al cuore. Ex moglie permettendo.

L’OPINIONE – Al termine del film, un felice sospetto stuzzica la mente del critico/spettatore: che Carlo Verdone sia il miglior direttore di attori del cinema italiano? Perché in questa spiritosa commedia sull’eterno conflitto sentimentale tra uomo e donna, sempre al limite della deflagrazione nella volgarità più smodata (avvengono cose che a Boldi e De Sica non sono mai successe, alla Sacha Baron Coen per capirsi) è proprio una recitazione quanto mai spontanea, dialoghi compresi, a fare da chiave di volta e permettere un salto di categoria all’opera tutta, felicemente scorrevole e ricca di humour. E il merito non va solo a un Verdone come sempre grande osservatore e “ladro” di tic altrui (e suoi) di cui si impossessa e ributta sullo schermo in tipizzazioni esilaranti, in caricature non grottesche di tipi metropolitani che incontriamo ogni giorno, ma anche del gineceo attoriale di cui è circondato. A partire dalla “rozza” e vitalissima Ilenia Pastorelli (seconda prova e conferma dopo l’exploit di Lo chiamavamo Jeeg Robot) e poi Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante Della Rovere, Paola Minaccioni, Francesca Manzini e via via tutte le altre. Un vero variegato universo femminile, aggressivo, spesso esagerato, cui il petulante, scosso, timido Guglielmo prova a contrapporsi e poi ad adattarsi.

Insomma, uno dei migliori film del Verdone degli ultimi anni che si concede anche un inserto visionario, psichedelico-onirico-discotecaro, che forse molto non ci azzecca con i toni del resto, ma piuttosto interessante dal punto registico e coreografico. Semmai il difetto (relativo) di Benedetta follia, cosceneggiato dal cineasta con Nicola Guaglianone e Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, due titoli indice di indubbia originalità di idee e scrittura) sta invece sulla punta della storia, con quel non sottrarsi mai alle regole ferree del buon lieto fine da commediola commerciale in cui tutto si aggiusta (qui forse un po’ troppo). Ma è poco più di un appunto personale (probabilmente spocchioso), per un’ora e cinquanta di durata di uno spettacolo intelligente, calibrato e spesso molto divertente.

Massimo Lastrucci