The Storms of Jeremy Thomas, l’ultimo imperatore del cinema

The Storms of Jeremy Thomas

The Storms of Jeremy Thomas non poteva che iniziare a Cannes, sulla spiaggia del Carlton, durante il festival e con un temporale improvviso. È la sintesi perfetta del cinema oltre lo schermo, quello di chi i film li fa e poi li deve portare in giro per il mondo, per poi abbandonarli al pubblico.

Jeremy Thomas il cinema lo respira da quando è nato

Suo padre Gerald era un regista piuttosto noto in Gran Bretagna, e della luce che fende l’oscurità e illumina lo schermo si è innamorato presto, in quell’età in cui il primo amore diventa per sempre. Per fortuna, perché Thomas è stato ed è uno di quei produttori senza paura, prima di tutto di rischiare e di scommettere.

Nei settanta film che ha contribuito a far nascere, un buon cinquanta per cento sono entrati di diritto nella storia del cinema. Tra questi, ci sono almeno cinque o sei capolavori, a partire da L’ultimo imperatore, un film che molti pensavano impossibile da realizzare. Non per Jeremy Thomas.

Mark Cousins, critico cinematografico e regista, già autore del documentario Lo sguardo di Orson Welles e di molte opere che raccontano la storia del cinema, ha avuto la giusta intuizione che fosse giunto il momento di raccontare la storia di quest’uomo ossessionato dal desiderio di fare film, e lo fa inserendo nel documentario un genere caro proprio a Thomas, il road movie.

Non poteva essere altrimenti per il produttore di Crash, che durante il suo abituale viaggio in automobile verso il Festival di Cannes racconta la sua vita, i suoi piaceri, le sue colpe, soprattutto il suo cinema e il rapporto con i cineasti con cui ha condiviso gioie, spesso, ma anche dolori.

David Cronenberg, Takashi Miike, Nagisa Oshima, Jerzy Skolimowski, Nicolas Roeg, Matteo Garrone, di cui a co-prodotto Dogman e Pinocchio, e naturalmente Bernardo Bertolucci, un sodalizio che era ben oltre il semplice rapporto di lavoro, ma un’amicizia durata fino alla morte del maestro parmense.

Quello che viene fuori da The Storm of Jeremy Thomas, che dopo l’anteprima mondiale naturalmente a Cannes nella sezione Classics è stato selezionato dal BFI London Film Festival 2021, è la figura di un uomo che ha cercato attraverso i film che ha realizzato di lasciare un segno tangibile di sé, a dimostrazione del fatto che senza un grande produttore ci sarebbero stati molti meno grandi registi. E soprattutto che “quello che trova i soldi” ha un livello autoriale pari, se non in alcuni casi superiore, a chi sta dietro la macchina da presa.

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Jeremy Thomas è un autore, tale deve essere considerato, perché ha saputo riconoscere talenti e storie, ha scelto di raccontare quelle che in un modo o nell’altro avrebbero cambiato il modo di fare cinema e di trasmetterlo al pubblico. E in ognuno di questi film, da L’australiano a The Dreamer, passando per Il pasto nudo e Solo gli amanti sopravvivono, c’è un piccolo pezzo di lui.

Una scena di Solo gli amanti sopravvivono, diretto da Jim Jarmusch, prodotto da Jeremy Thomas

Ognuno di questi film è una tempesta di Jeremy Thomas, che si è abbattuta su di lui e in cui lui ha navigato con quelle piccole fragili barche che sono film, cercando di portarli in un porto sicuro dove potessero essere ammirate per la loro bellezza.

Non ce ne sono più molti di produttori così, i film oggi vengono finanziati da fondi d’investimento, piattaforme streaming, fare un film oggi è relativamente semplice. Per fare bei film, per fortuna, c’è sempre bisogno del talento, non dei soldi. E questa è la differenza tra un produttore e Jeremy Thomas.

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