Biennale College: i 12 progetti degli autori del futuro che potremmo vedere alla prossima Mostra di Venezia

Vengono dal Brasile, dalla Finlandia, dalla Cina. Sono giovani registi e produttori che sognano di realizzare il loro film, un’opera prima e seconda, e affacciarsi sulla scena internazionale: oggi più che mai, impresa non facile per un esordiente. A dare loro un’eccezionale opportunità di crescita e confronto è Biennale College – Cinema, l’iniziativa della Biennale di Venezia che promuove nuovi talenti per il cinema offrendo loro di operare a contatto di maestri, per la realizzazione dei lungometraggi a basso budget, e che saranno poi presentati alla 77. Mostra del Cinema di Venezia 2020.

Biennale College, giunta all’ottava edizione, è un’esperienza innovativa e complessa che, nel passato, ha già aiutato a realizzare titoli di successo anche tra i progetti italiani, come Orecchie di Alessandro Aronadio, Short Skin di Duccio Chiarini, Zen sul ghiaccio sottile di Margherita Ferri.

Anche per questa edizione sono stati selezionati 12 titoli, su 190 candidati, che hanno partecipato al primo workshop veneziano, la scorsa settimana. Quest’anno però, c’è una novità: il numero dei film oggetto di supporto da parte della Biennale viene esteso da 3 a 4 film tra quelli selezionati, e di essi 2 almeno dovranno essere di registe donne.

Fucking with Nobody

I tre progetti italiani

12 progetti selezionati per questa prima fase di Biennale College – Cinema aprono uno spaccato su cosa vogliono raccontare i giovani registi di oggi, in tutto il mondo. Uno sguardo sul presente che non rinuncia però all’immaginifico.

Fra gli italiani c’è La Calle Pura, presentato dal regista Alfredo Chiarappa e dal produttore Angelo Rocco Troiano, che s’immerge nella Cuba a 60 anni dalla rivoluzione attraverso la storia di Brian, tardo adolescente che sogna di diventare uno dei migliori cantanti cubani. Nella “meravigliosa dozzina” compare anche La Santa Piccola di Silvia Brunelli, prodotto da Francesca Maria Scanu, su tre ragazzine di Napoli che sperano che i loro sogni siano avverati da una bimba più piccola, che vedrebbe la Madonna: tutto, però, si rivelerà una menzogna lunga quanto un’estate. Il terzo progetto è The Wizard of Fake di Stefano Etter e Giovanni Greggio, prodotto da Mattia De Marco, “un falso documentario sul più grande autore di notizie false”.

La calle pura

I progetti internazionali

I nove progetti internazionali scelti confermano la tendenza: i nuovi autori non hanno paura di accostarsi a temi forti, né di confrontarsi con i generi.

Il brasiliano Babado (presentato dalla regista Camila Freitas e dal produttore Pedro Duarte) prende il titolo dalla parola usata dai giovani nella triplice area di confine amazonica fra Brasile, Perù e Colombia per definire molteplici tipi di scambio economico-sessuali. Fra questi giovani, ci sono i membri del tempio afro-brasiliano Umbanda del Padre Jairo, un ex-lavoratore del sesso transessuale: in una esperienza costante di performatività, i membri del gruppo decorano e reinventano i loro corpi: sia per incarnare delle entità nei riti, sia per lavorare in strada.

Il finlandese Fucking with Nobody di Hannaleena Hauru ed Emilia Haukka segue le vite di cinque personaggi che cercano di inserirsi nell’industria del cinema finlandese, mentre il progetto cinese Good Job di Shen (regista, Cina e Lizhi Chen racconta di un’azienda e un matrimonio finti che si confrontano con l’amore vero. He That Shall Not Be Named (Mon Père, Le Diable) è il progetto della regista americana Ellie Foumbi e del produttore francese Joseph Mastantuono: parla di una rifugiata africana che, in un paesino di montagna nel sud della Francia, sospetta che il nuovo parroco della sua chiesa sia il signore della guerra che ha sterminato la sua famiglia.

Viene dalla Macedonia Housekeeping for Beginners di Goran Stolevski e Marija Dimitrova: il film vuole raccontare di una una donna macedone omosessuale che, per poter crescere le due figlie della sua compagna morta, deve convincere il suo miglior amico, omosessuale a sua volta, a sposarla. Il progetto spagnolo Last Minutes di Pedro Collantes e Daniel Remón intreccia invece quattro incontri diversi tra persone ignare di essere sul punto di morire improvvisamente.

È la storia del crepuscolo di una vita, stavolta lento e inesorabile, anche The Plant Under The Wild Land del regista brasiliano Diego Zon e al produttrice portoghese Ana Cristina Viegas, mentre The Sound of Light dell’australiana Julietta Boscolo e del produttore Grayson Propst narra di una giovane cantante di umili origini che si finge borghese per vincere un concorso.

Infine il progetto americano Violenta di Juan Carlos Zaldiva alias Violenta Flores si auto-definisce “un film femminista di genere horror”, dove il protagonista è un ambiguo vampiro che infesta il vecchio quartiere di una città coloniale, cibandosi di quelli che sfruttano le donne, i poveri e gli emarginati.