Bif&st 2018, il tre volte premio Oscar Vittorio Storaro: “Ho cercato di essere un eterno studente”

Vittorio Storaro

Non chiamatelo “direttore della fotografia” ma “autore della fotografia cinematografica”, traduzione più appropriata del termine inglese “cinematographer” perché non sottrae al regista il ruolo di vero “direttore” del film. “Autore della fotografia cinematografica” è però un titolo quanto mai giusto per il tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, questa mattina ospite del Bif&st sul palco del teatro Petruzzelli per una seguitissima lezione di cinema che ha preso avvio con un’emozionante carrellata di scene tratte da alcuni dei film più famosi di cui ha contribuito in misura determinante al successo.

Vittorio Storaro«Ci sono tappe nella nostra vita che contrassegnano in modo semplice il nostro percorso – ha esordito Storaro – e io dopo tanti anni di studi credo di aver iniziato le mie ricerche, in modo non consapevole, dall’ombra e dalla luce, e poi mi sono interessato alla psicologia dei colori, perché dovevo conoscere il significato di ciò che stavo facendo. Poi ancora ho studiato la filosofia greca, perché come nel mito della caverna di Platone, quello che vediamo al cinema non è la realtà, è comunque interpretazione. Prima di un nuovo progetto e ogni volta che avevo tempo tornavo a studiare: è importante approfondire la conoscenza. Io ho cercato di essere un eterno studente perchè c’è sempre da conoscere». Autore rivoluzionario per il suo modo di “raccontare” per immagini, “occhio” di grandi registi e ispiratore di generazioni di cinematographer, l’oggi 77enne Storaro consiglia ai giovani di non avere fretta, di studiare («Il cinema è considerato la Settima Arte – ha detto – perché attinge da tutte le altre») di aspettare di essere pronti e soprattutto di «sentire il progetto».

Vittorio Storaro al Bif&stNel racconto della sua carriera, il rapporto umano e professionale nonché le peculiarità dei registi con cui ha lavorato: come Bertolucci, «che scriveva con la macchina da presa» e che «si esprimeva sia con la coscienza sia con l’inconscio, che io ho tradotto in immagini attraverso la luce e l’ombra». E Francis Ford Coppola, con cui ha iniziato la sua carriera internazionale firmando Apocalypse Now, e per cui ha approfondito ulteriormente la conoscenza della teoria dei colori. Storaro ha anche tracciato un bel ricordo di Marlon Brando, «attore che, diversamente da quanto si diceva, sul set era meraviglioso e quando si doveva fare gli straordinari offriva un bicchiere di liquore a tutti, scusandosi per il lavoro in più». Fondamentale per il suo percorso artistico e professionale lo studio della pittura, la folgorazione per Caravaggio e Francis Bacon, i cui ritratti “lacerati” coincidevano con i bozzetti di Ultimo tanto a Parigi, e per questo sono stati inseriti nel film.

Vittorio Storaro con Fabio Ferzetti, critico cinematografico, che ha moderato l’incontro al Bif&st

La masterclass si è conclusa con l’appello a tutte le cineteche di tutelare e salvaguardare i film, siano essi stati girati in pellicola o in digitale, tecnologia che sembra offrire, solo in apparenza, una ingannevole speranza di indistruttibilità: «Come oggi posso andare alla Cappella Contarelli a vedere i Caravaggio, così domani voglio poter vedere allo stesso modo un film girato decenni fa». È per questo che per la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia ha curato con Federico Savina il restauro in 4K di Ultimo tango a Parigi (di nuovo in sala dal 21 maggio), che sarà proiettato sabato sera, nella giornata conclusiva del Bif&st, alla presenza del suo caro amico Bernardo Bertolucci.