Bill Murray, l’eterno anticonformista premiato alla Festa del Cinema di Roma

«Celebriamo Bill “Motherfuç*@##” Murray!» ha gridato Jim Jarmusch nel suo videomessaggio, in omaggio all’amico-attore, aumentando ancora di più l’entusiasmo e il calore (anche corporeo) della sala Sinopoli.

E, sempre Jarmusch: «Bill, se anche non avessi girato nessuno dei tuoi film, dimostrando quale attore sei, dovrebbero premiarti lo stesso per essere… Bill Murray! Uno splendido essere umano…».

In effetti ieri sera, quell’essere umano ultra eccentrico, spiazzante e assolutamente unico ha dato una scossa di elettricità anticonformista (benché in smoking) alla Festa del Cinema di Roma, che lo premiava. Ha portato una ventata di spirito libertario e anticonvenzionale, snocciolato aneddoti e consigli su vita e sicurezza personale («se prendete confidenza con la vostra respirazione non dovete avere paura di nulla»).

Ha preso sulle ginocchia la moglie di Joel Coen, amica, attrice e partner di scena in Moonrise Kingdom, Frances McDormand, e ha intrattenuto il pubblico fra applausi e ovazioni costanti.

Alla domanda del direttore Antonio Monda sui migliori registi con cui abbia mai lavorato, Murray ha osservato sereno: «Oltre a Jim Jarmusch e Wes Anderson, metto Roger Michell, perché sul set di Royal Weekend ci consentiva d andare via dal set verso le sei di sera e nella campagna inglese c’erano tramonti bellissimi. Mentre guidavo verso la casa in cui alloggiavo mi dicevo: “Bill, non è poi una brutta vita!”».

Con quella faccia un po’ così, stropicciata, stralunata, di uno che sembra essersi svegliato da poco (ha disertato la conferenza stampa perché «ancora in pigiama») e avere comunque la situazione sotto controllo.

Sono passati in rassegna frammenti e sequenze di Ghostbusters, Tootsie, Il treno per Darjeeling e molto altro. Murray sembrava sinceramente entusiasta dell’affetto del pubblico e ha celebrato la città di Roma e la sua bellezza nel ringraziamento finale.

Peccato solo per la polemica innescata da un paio di giornalisti in tutta la sala, perché pretendevano la traduzione integrale. Interviene Anderson, da grande regista, osservando: «se viene tradotta ogni cosa, spezziamo il ritmo…». Al collega che se ne è andato stizzito, Bill dice: «Ti auguro una buona vita (e bofonchiando a mezza voce, nda)… in prigione… per frode fiscale…». Scorrettissimo, assurdo, magnifico Bill.