Da Il mostro della laguna nera a La forma dell’acqua, tutti gli Uomini Pesce del cinema

In occasione del giorno di San Valentino (14 febbraio) finalmente uscirà anche nelle sale italiane il capolavoro di Guillermo Del Toro, La forma dell’acqua che ha conquistato il Leone d’oro alla 74 ° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, nonché altri premi in giro per il mondo; prossimamente lo vedremo anche sul red carpet degli Academy Awards di Hollywood, carico di ben 13 Nominations.

Del Toro ha realizzato un’opera che partendo dalla dimensione di un B-Movie si trasforma gradatamente in un raffinato “cult-flick” in grado di conquistare le platee e i critici di tutto il mondo non solo per l’eleganza della messa in scena (basterebbe citare la sequenza iniziale del sogno), ma per il modo in cui riesce a trasformare in poetica love story un soggetto familiare a centinaia di horror movies più o meno celebrati o modesti.

Durante la sua infanzia, il regista di Hellboy rimase affascinato da Il mostro della laguna nera (1954) di Jack Arnold e pochi anni fa interpellò la Universal per poter realizzare una sorta di “remake” di quel film, immaginandolo però dal punto di vista della “creatura”.  Raccolto un diniego, scrisse il soggetto di La forma dell’acqua e il resto è storia nota.

Il suo “Gill-Man” (letteralmente Uomo-Branchia, il cui  aspetto definitivo ha richiesto nove mesi di lavoro) non è poi così diverso dalla creatura anfibia della Laguna nera di Arnold, possedendo caratteristiche psico-somatiche molto simili, una grande forza, la pelle squamosa che la rende, almeno parzialmente, immune da colpi di proiettile e arpioni, la capacità di guarigione da ferite altrimenti mortali per l’uomo, nonché un’attrazione per il genere femminile. Il primo (quello di Arnold) è sensibile al rotenone, (sorta di insetticida e acaricida naturale) “droga”  estratta da certe radici di piante tropicali della famiglia delle Leguminose, adoperata anche per uccidere i pesci fraudolentemente, il secondo (quello di Del Toro) mostra di gradire le uova sode (se qualcuno gentilmente gliele offre) e reagisce male ai colpi di un bastone dissuasore.

La forma dell’acqua

Il “Gill-Man” è una creatura che ha ispirato dagli anni Cinquanta agli Ottanta diversi altri titoli, tra i quali ci piace ricordare almeno L’isola degli uomini pesce (1979) del nostro Sergio Martino, in cui un manipolo di uomini-pesce palpita per Barbara Bach in sottoveste,  e Monster – Esseri ignoti dai profondi abissi (Barbara Peeters, 1980) nel quale appaiono nel villaggio di Noyo, in California degli umanoidi con sembiante da pesci, risultato di una scriteriata sperimentazione con un ormone della crescita in precedenza somministrato ai salmoni, che addirittura strappano il costume da bagno a ignare fanciulle e le possiedono brutalmente.

L’isola degli uomini pesce

Ai nostri giorni, epoca di supereroi, il mutante acquatico è ben rappresentato da Aquaman (James Wan, 2018) personaggio della Marvel Comics, per metà umano e per metà atlantideo, erede al trono di Atlantide. Il suo nome è Arthur Curry e dovrà dividersi tra i problemi causati dai Terrestri che inquinano il Globo e i suoi sudditi pronti a invadere la superficie. O con una mano adunca e palmata capace di audacissime carezze o con un tridente indistruttibile, le creature che risalgono dagli abissi profondi sono pronte a far ritornare con prepotenza l’immaginazione al potere.

Aquaman