Borat 2 – la recensione

UK, USA 2020 regia Jason Woliner con Sacha Baron Cohen, Maria Bakalova, Tom Hanks, Dani Popesco Distribuzione Amazon Prime Video.

“BORAT SUBSEQUENT MOVIEFILM: DELIVERY OF PRODIGIOUS BRIBE TO AMERICAN REGIME FOR MAKE BENEFIT ONCE GLORIOUS NATION OF KAZAKHSTAN” 

IL FATTO – In Borat seguito di film cinema: Consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan (questa la traduzione dello sgrammaticato e chilometrico titolo), il giornalista d’assalto Borat Sagdiyev (Cohen), dopo 14 anni di lavori forzati in un gulag perché nella sua prima missione americana aveva arrecato disonore al regime kazako, ha l’occasione di riabilitarsi. Borat è ora incaricato d’ingraziarsi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump regalando al suo vice Mike Pence la più grande star del Kazakistan: Johnny la scimmia, ministro della cultura e pornostar del paese. Solo così il Kazakistan entrerà nelle grazie di Trump come gli altri regimi analoghi con cui l’ormai ex-presidente degli Stati Uniti ha mostrato sintonia: dalla Corea del Nord alla Russia di Putin. Quando arriva in America Borat scopre però che nella gabbia della scimmia c’è sua figlia Tutar (Bakalova) che durante il viaggio si è mangiata il dono e sogna l’America per vivere in una gabbia dorata come l’eroina delle fiabe animate kazake Melania Trump. Per chi non lo sapesse: nel Kazakistan di Borat le figlie femmine sono tenute in gabbia dal padre fino al matrimonio, quando passano nella gabbia del marito, ma dato che Tutar ormai ha 15 anni è troppo vecchia per il matrimonio. Da quel momento comincia il viaggio dei due nell’America più oscurantista, felice nel mostrarsi più “kazaka” dei loro bizzarri interlocutori.

L’OPINIONE – Lanciato sulla piattaforma Amazon il 23 ottobre, in perfetta sincronia con le elezioni presidenziali americane, il film è un j’accuse alla visione trumpiana al cui confronto i documentari di Michael Moore sembrano benevoli buffetti sulle guance. Volgare, sguaiato, eccessivo, Borat? Non più di quei politici e dei loro elettori che lui irride impietosamente chiedendo e ottenendo la loro complicità quando esprime gioiosamente improponibili affermazioni razziste, misogine, omofobe e antidemocratiche. In sostanza la denuncia consiste nel dare agli interlocutori abbastanza corda per impiccarcisi da soli. Memorabili la trappola in cui cade Rudolph Giuliani e il cammeo di Tom Hanks nel finale a sorpresa.