Buon compleanno Bugs Bunny!

Bugs Bunny compie oggi 80 anni. O, almeno, ufficialmente. Ecco tutto quello che c'è da sapere di importante sul coniglio più irriverente dei cartoni animati.

Bugs Bunny, il coniglio più famoso della storia compie 80 anni, almeno ufficialmente. Il geniale Tex Avery lo fece esordire in un cartoon intitolato “Caccia al coniglio” (A Wild Hare) il 27 luglio 1940, un debutto decisamente fortunato poiché subito ottiene la candidatura agli Oscar, categoria corti d’animazione. Il miglior viatico per una carriera folgorante. Ma vediamo, per punti sommari, tutto quello che c’è da sapere di importante su una autentica, inarrivabile star dell’animazione, ovvero il mitico BUGS BUNNY!

° Abbiamo usato l’avverbio “ufficialmente” non per caso. In effetti un “prototipo” di Bunny, ancora poco strutturato, era già comparso nel 1938 nella serie Looney Tunes, nello short “Porky’s Hare Hunt”, tutto bianco e creato da un team in cui primeggiava Ben “Bugs” (significa in gergo americano “pazzerello”, appunto!) Hardaway, seguito da “Prest-O Change-O” di Chuck Jones (1939) e da “Hare-um Scare-um” (1939) di Hardaway e Cal Dalton, che è poi il primo in cui esibisce il suo manto grigio. Comunque a dargli tratto, caratteristiche speciali e definitive, oltre al nome, fu Tex Avery (1908-1980), uno dei veri Maestri del cartone animato; anzi di più, secondo il più talentuoso dei suoi partner e amici, Chuck Jones: “da lui imparai la verità fondamentale dell’Animazione. L’Animazione è l’arte del tempo, una verità che riguarda tutta la commedia, di cui i grandi maestri furono Keaton, Chaplin, Laurel & Hardy, Langdon e Fred (Tex) Avery”. Che poi, se vogliamo, è il punto saliente della filosofia dell’animazione targata Warner.

° Tra le gag più fortunate partorite dal vulcanico Avery, ancora oggi memorabile resta la battuta con cui il sardonico roditore si presenta: “Che succede, amico?” (“Ehm…what’s up, Doc?”). A farne le spese saranno i suoi avversari di turno, Taddeo, Daffy, Yosemite Sam i più ricorrenti e determinati. Da notare che la frase divenne così proverbiale e “usata” , che Peter Bogdanovich la “rubò” per il titolo di uno dei suoi film più divertenti, un tuffo nella nostalgica comicità slapstick degli anni d’oro, ovvero quello che in Italia è conosciuto come “Ma papà ti manda sola?” (1972).

Ma come è nato questo “ritornello”? Ce lo racconta lo stesso Avery in un’intervista pubblicata nel libro “What’s Up, Tex – Il cinema di Tex Avery”, a cura di Michele Fadda e Fabrizio Liberti (ed. Lindau): “Quando arrivai da queste parti, a Hollywood, intorno al 1928-29, ero fresco di Texas. Laggiù, a quel tempo, tutti si salutavano con un “Doc”, era un vezzo da liceo. (…) Da queste parti la gente mi incontrava e mi chiedeva: “dove l’hai tirata fuori questa tiritera del Doc?”. Beh, era solo un modo di dire che forse non aveva mai superato i confini di Dallas nel Texas. Così, quando inventammo il coniglio, decidemmo che doveva essere saccente ma anche alla mano e credo che la prima battuta del primissimo cartone fosse proprio “Eh, what’s up, Doc?”. Il pubblico ci rimase di sasso”.

° La carriera di Bunny è stata, dicevamo, trionfale. Dopo Avery, che lo diresse peraltro in sole quattro avventure, si alternarono al timone della regia – prima all’interno delle Looney Tunes e poi dal 1942 nella serie delle Merrie Melodies – tra gli altri Robert McKimson, Bob Clampett, Fritz Freleng e Chuck Jones, l’autore che ebbe l’idea vincente di rendere Bunny decisamente più simpatico, mettendogli contro avversari molto più perfidi, nefandi (e tonti) di lui. Altre tappe della sua scalata al successo: nel 1941 debuttò nel fumetto (continuativamente sino al 1983); durante la guerra il suo personaggio, spavaldo, furbescamente flemmatico e sarcastico, fu poi preso spesso a esempio e utilizzato in short di propaganda.

L’ultima sua apparizione da protagonista di un cartoon sullo schermo avvenne nel 1964 con “False Hare”di Robert McKimson, dopo una carriera di 168 film, per riapparire con nuovi corti originali solo nel 1980. Peraltro il sagace (e spesso petulante) roditore si era ormai trasformato in una sorta di guest star e “padrino” in film (lo ricordate in “Chi ha incastrato Roger Rabbit” o in “Space Jam”?), serie tv, speciali più o meno antologici, più spin off vari. Nel 1997 appare effigiato in francobollo. Nel 2002 un referendum di TV Guide sui più importanti personaggi di cartone lo ha visto vincere alla grande. Ha ricevuto in tutto tre nomination agli Oscar, conquistandone uno nel 1958 per “Il cavaliere Bugs” (Knighty Knight Bugs). E’ anche l’unico personaggio dei cartoon Warner ad essere stato omaggiato con la stella sulla Hall of Fame di Hollywood.

° Curiosa la scelta del suo nome. Successe in “Hare-um Scare-um” (1939) in cui l’animatore Gil Turner involontariamente scrisse sotto un suo disegno “il coniglio di Bugs”, riferito all’autore – citato sopra – Ben “Bugs” Hardaway. Fu così casualmente azzeccato che nessuno lo cambiò più. Anche in Italia, dopo alcuni mediocri tentativi di presentarlo come Bubi Balzello, Lollo Rompicollo, Rosicchio, si decise che era meglio in fondo proprio il suo nome originale, Bugs Bunny. In quanto alla voce, negli USA era “palestra e territorio assoluto” del funambolico Mel Blanc (1940-1989) che aveva scelto di dargli un particolare accento “tra Brooklyn e il Bronx”, poi sostituito da vari altri solo dopo la sua scomparsa. In Italia i suoi doppiatori sono stati tanti in tempi diversi, il più continuativo fu comunque Franco Latini.